I giovanissimi e i comportamenti a rischio
Presentata una ricerca Moige sugli 11-18enni e il rapporto con alcol, fumo, videogiochi non adatti ai minori, giochi con vincita in denaro e pornografia. Munizzi: «Noi genitori chiediamo di non essere lasciati soli» di Mariaelena Finessi
In Italia 5 ragazzi su 10, tra gli 11 e i 13 anni, hanno bevuto alcolici almeno una volta nella loro vita. La metà degli interpellati, dai 14 ai 18 anni, fuma abitualmente e intanto studenti delle scuole medie si dilettano in videogiochi vietati e d’azzardo, con internet che spalanca le porte della pornografia ai minori. Sono questi i dati allarmanti presentati il 19 gennaio al Senato, frutto dell’indagine “Vietato Non Vietato” (Edizioni Magi), promossa dal Moige – movimento genitori e realizzata dal Centro interuniversitario per la ricerca sulla genesi e sullo sviluppo delle motivazioni prosociali e antisociali della Sapienza. L’obiettivo: capire le proporzioni del fenomeno dei comportamenti “a rischio” tra i giovanissimi.
Cinque le aree indagate su un campione di 2.075 studenti, di età compresa tra gli 11 e i 18 anni: alcool, fumo, videogiochi non adatti ai minori, giochi con vincita in denaro e pornografia. Nella fascia di età in cui bere e acquistare bevande alcoliche è ancora proibito (14-16 anni), si arriva al 3,5% di giovani che si definiscono bevitori abituali, i quali ricordano di aver fatto la prima bevuta addirittura ad 11 anni. Bevande che si possono acquistare facilmente al bar o nei supermercati perché spesso il personale addetto alla vendita non verifica l’età dell’acquirente: il 10% dei ragazzi delle scuole medie e il 70% dei ragazzi delle scuole superiori dichiarano infatti che il personale non ha mai chiesto il documento d’identità. Quanto al fumo, la crudezza dei dati dovrebbe far riflettere: poco presenti nelle scuole medie, coloro che hanno già il vizio della sigaretta raggiungono percentuali elevate nelle superiori, dove 3 ragazzi su 10 si definiscono fumatori abituali mentre un 20% dice di fumare almeno un pacchetto di sigarette al giorno. Ancora una volta, nessuno ostacolo all’acquisto nei punti vendita.
E se molti adolescenti trascorrono il proprio tempo in giochi che prevedono la vincita di denaro, quelli che si lasciano catturare dalla pornografia sono in numero ancora maggiore: i risultati della ricerca evidenziano che, mentre da un lato la percentuale di chi acquista spesso materiale pornografico è decisamente bassa (2,7% nelle medie e 1,6% nelle superiori), la visione frequente di tale materiale è decisamente più alta (7,9% nelle medie e 14,7% nelle superiori). «La disponibilità sul web di materiale a contenuto pornografico – spiegano i curatori dell’indagine – ha annullato le barriere che potevano ostacolare l’accesso dei minori a tale materiale: con l’avvento di internet non c’è più necessità di acquistare nulla, perché tutto può essere scaricato o essere visto in streaming sul web dal computer o dallo smartphone».
«Il persistere e dilagare di tali comportamenti – avverte Maria Rita Munizzi, presidente nazionale Moige – pone la necessità di azioni concrete, che mirino innanzitutto a sensibilizzare la società civile, i fornitori, le istituzioni» anche perché le regole siano più severe, specie per i venditori. Indicazioni anche per i familiari, che possono rappresentare modelli di comportamenti salutari da seguire, quindi un appello alla scuola affinché favorisca il coinvolgimento in azioni che siano al servizio della società. «Noi genitori – conclude Munizzi – chiediamo di non essere lasciati soli nella complessa sfida educativa: solo con gli sforzi di tutti possiamo impedire l’accesso a questi prodotti dannosi per la salute e il benessere dei nostri figli», anche se resta implicito che siano in fondo i ragazzi stessi «a considerare l’importanza della capacità di dire no».
20 gennaio 2012