“Il berretto a sonagli” al Quirino

Il protagonista Ciampa interpretato da Pino Caruso e diretto da Giuseppe Dipasquale, che spinge il pedale tragico di Toni Colotta

Pirandello rottamato? Accantonato come inattuale? L’allarme è venuto da una voce autorevole, Walter Pedullà: da storico ha constatato che con il drammaturgo siciliano rischiano di finire in soffitta altri bei nomi dell’aristocrazia letteraria del ’900, nei programmi dell’editoria come nella pratica di palcoscenico. Strana rottamazione se proprio in questi giorni due gemme pirandelliane si offrono al pubblico romano: all’Argentina “Vestire gli ignudi” e al Quirino “Il berretto a sonagli”, entrambi con l’attributo di interpretazioni puntate sulla resistente validità del contenuto speculativo, non soltanto della forma teatrale. Tale da riservare allo spettatore di oggi stimoli attualissimi.

“Il berretto a sonagli” fu scritto quasi un secolo fa. E in questa lunga storia di allestimenti si è giovato dell’apporto degli attori più diversi. In principio fu Angelo Musco, interprete di forte maschera «espressionista» tendente al farsesco. Pretese da Pirandello che gli scrivesse su misura un copione esclusivo, e questi, recalcitrante, cedette dando vita a “Il berretto a sonagli”, o meglio “A’ berritta ccu li ciancianeddi” in siciliano. Che l’interprete caricò con le sue smorfie ilaro-tragiche. Era il 1917. Così la vide Antonio Gramsci, critico sensibile, che la giudicò debole. Il tempo non gli diede ragione. Sciascia la considerava «la più perfetta» di Pirandello. E non fu il solo. Ma ormai parliamo della versione in lingua «nazionale» che venne anni dopo ed è adottata appunto dal Teatro Stabile di Catania e dallo Stabile Biondo di Palermo, produttori dello spettacolo al Quirino.

Ecco il nodo intorno a cui si aggroviglia l’azione. In una Sicilia provinciale Ciampa, scrivano piccolo borghese, sa del tradimento della moglie col suo principale. Sopporta, gli basta conservare rispettabilità agli occhi della gente. Ma quando la consorte del fedifrago, accortasi della tresca vuol metterla in piazza, Ciampa, anziché uccidere gli amanti, com’usava in epoca di delitto d’onore, escogita un’altra via d’uscita: che l’accusatrice si finga pazza e vada in manicomio. Tutto tornerà nell’ordine e l’«onore» dello scrivano sarà salvo. Grottesco a sfondo tragico ma c’è il nucleo della tematica pirandelliana: nel relativismo della verità è pazzo chi viola le ragioni degli altri. Insieme al tema degli uomini come pupi, marionette gelose della propria apparenza, contro chi la distorce.

Giuseppe Dipasquale, regista dello spettacolo al Quirino, spinge il pedale del tragico, e il ritrovato Pino Caruso, Ciampa, ha modo di esibire al meglio la compostezza dei suoi toni misurati, ritagliandosi un successo personale nell’ottima prestazione dell’affiatato collettivo siciliano.

7 marzo 2011

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