«Il castello interiore», viaggio dell’anima verso Dio

Conclusione delle Letture teologiche nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense con un incontro su santa Teresa di Gesù. Padre Antonio Sicari: «Vibrava in lei un tono di eternità» di Lorena Leonardi

«Esistere è pregare: Teresa racconta la sua vita per spiegare la sua preghiera». Padre Antonio Sicari, dell’Istituto teologico dei carmelitani scalzi di Brescia, ha introdotto così ieri sera, giovedì 30 gennaio, nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense, l’ultimo degli appuntamenti de «I classici della spiritualità cristiana», su Santa Teresa di Gesù. “Il castello interiore”, scritto dalla mistica spagnola nata ad Avila nel 1515, è il volume dal quale poi avrebbe preso le mosse la riforma del suo ordine e descrive il viaggio spirituale dell’anima verso Dio, raggiungibile con la vita di orazione. «È la prima volta – ha spiegato padre Sicari – che anziché rispondere con un trattato a coloro che chiedevano ragione delle sue grazie, un santo replica con il racconto della propria vita». Santo il cui carisma è comprensibile già dalle prime righe, da quando, «ancora bambina, tutto vibrava nel cuore di Teresa con un tono di eternità. L’adolescenza di seta dorata, durante la quale racconta di perdere l’anima non in cose gravi ma in passatempi. Fino alla crisi vocazionale e a tutte le tappe di quel cammino che regala la percezione che quanto viene detto della sua persona lo si può dire dell’intera comunità». Destinatarie del libro, scritto in soli sei mesi, erano le carmelitane sue consorelle, ma l’itinerario proposto, di fatto, è percorribile da chiunque, dal momento che ciascun uomo, «dal primo istante all’ultimo della sua vita, in fondo dialoga con Dio. Ogni volta che si parla di ciò che è molto alto e molto profondo, in qualche modo si parla del cuore di ognuno».

Pensando all’anima come un castello, Santa Teresa individua molti appartamenti e “mansioni”, o dimore: dalla prima, dove albergano le anime «che a furia di guardarsi dentro diventano imbelli e codarde» e la seconda, «in cui si trovano le anime che vivono la fatica del pregare», via via fino alle ultime dimore dove si celebra il «fidanzamento spirituale», il momento «più tragico, quello delle notti oscure, in cui l’anima deve decidere se lo sposo, Cristo, è davvero tutto, per arrivare all’intimo e vitale congiungimento con lui». L’invito di Teresa è a «desiderare molto e stupirsi di un Dio generosissimo». L’anima deve «imparare a raccogliersi perché un altro la abbracci, come il baco da seta scaldato dal sole, che diventa un bozzolo dorato e, quando pensa che tutto sia finito, rinasce in una bianca farfalla: l’anima deve morire, per aprirsi a una nuova vita». Padre Sicari ha infine tratteggiato un parallelismo con “Il castello” di Franz Kafka, dove l’uomo non riesce a entrare per le deviazioni ambigue che lo illudono, e con la trasformazione de “Le metamorfosi”, dove nessun verme diventa farfalla ma un uomo si scopre scarafaggio. «Non a caso – sostiene il carmelitano – Kafka ha letto i mistici fiamminghi, definendoli “chiave per le sale sconosciute del proprio castello”».

Sullo stile «coinvolgente, contemporaneo, neosurrealista» de “Il castello interiore” si è soffermata Simonetta Filippi, vicepreside alla facoltà di Ingegneria del Campus biomedico: «È il racconto di un viaggio in movimento dell’anima verso Dio ma anche di Dio verso l’anima. E l’invito a entrare nel castello vale per tutti». Secondo Angela Pria, consigliere della Corte dei conti, Santa Teresa è «una donna del nostro tempo» per la capacità di «mettere ordine e costruire un percorso che servirà ad altri». L’attualità di tutte e tre i santi al centro delle letture teologiche di quest’anno è stata infine sottolineata dal cardinale vicario Agostino Vallini: «L’inquietudine di Agostino, il discernimento di Ignazio e Teresa che, da grande donna, ci dice che siamo tutti mendicanti fuori dal castello: non è forse questo il nostro tempo?».

31 gennaio 2014

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