Il Papa a chiusura dell’Anno della fede: «Gesù è il centro»
Prima della Messa l’ostensione delle reliquie di San Pietro e una colletta per le vittime del ciclone Haiyan. Al termine, la consegna dell’Esortazione apostolica “Evangelii gaudium” di Federica Cifelli
Si è aperta con un «pensiero pieno di affetto e riconoscenza» a Benedetto XVI l’omelia di Francesco nella celebrazione che ieri mattina, domenica 24 novembre, sul sagrato della basilica di San Pietro, ha chiuso l’Anno della fede. «Con tale provvidenziale iniziativa – ha spiegato -, egli ci ha offerto l’opportunità di riscoprire la bellezza di quel cammino di fede che ha avuto inizio nel giorno del nostro battesimo, che ci ha resi figli di Dio e fratelli nella Chiesa».
Prima della celebrazione, la folla che gremiva la piazza è stata coinvolta in una raccolta di offerte in favore della popolazione filippina colpita dal tifone Haiyan. Quindi, all’inizio della Messa, l’omaggio di Francesco al reliquiario con le ossa attribuite all’apostolo Pietro, per la prima volta esposto in pubblico, e il saluto ai patriarchi e agli arcivescovi maggiori delle Chiese orientali cattoliche presenti alla Messa. «Lo scambio della pace, che compirò con loro, vuole significare anzitutto la riconoscenza del Vescovo di Roma per queste comunità, che hanno confessato il nome di Cristo con una esemplare fedeltà, spesso pagata a caro prezzo – ha spiegato Francesco -. Allo stesso modo, per loro tramite, con questo gesto intendo raggiungere tutti i cristiani che vivono nella Terra Santa, in Siria e in tutto l’Oriente, al fine di ottenere per tutti il dono della pace e della concordia»
«Cristo centro della creazione. Cristo centro del popolo. Cristo centro della storia». Questo il filo conduttore della riflessione del Santo Padre nell’omelia, a commento delle letture. Di fronte a Gesù «centro della creazione», ha sottolineato, l’atteggiamento richiesto al credente è «riconoscere e accogliere nella vita questa centralità di Gesù Cristo, nei pensieri, nelle parole e nelle opere. E così i nostri pensieri saranno pensieri cristiani, pensieri di Cristo. Le nostre opere saranno opere cristiane, opere di Cristo, le nostre parole saranno parole cristiane, parole di Cristo». Se si sostituisce questo centro «con qualcosa d’altro», ha avvertito Francesco, «ne derivano soltanto dei danni, per l’ambiente attorno a noi e per l’uomo stesso».
Cristo è anche centro del popolo di Dio. In lui «siamo un solo popolo, condividiamo un solo cammino, un solo destino. Solamente in lui, come centro, abbiamo l’identità come popolo». Ancora, «Cristo è il centro della storia dell’umanità, e anche il centro della storia di ogni uomo. A lui possiamo riferire le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di cui è intessuta la nostra vita. Quando Gesù è al centro, anche i momenti più bui della nostra esistenza si illuminano, e ci dà speranza, come avviene per il buon ladrone nel Vangelo di oggi».
E proprio sulla figura del buon ladrone Francesco si è soffermato per sottolineare che nei suoi confronti «Gesù pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna; e quando l’uomo trova il coraggio di chiedere questo perdono, il Signore non lascia mai cadere una simile richiesta», ha osservato il Papa. Quindi l’invito rivolto a ciascuno dei presenti in piazza a «pensare alla nostra storia, al nostro cammino», fatto di «momenti felici e momenti bui». Pensando a questa storia «ci farà bene guardare Gesù, e dal cuore ripetergli tante volte, ma con il cuore, in silenzio, ognuno di noi: ‘Ricordati di me, Signore, adesso che sei nel tuo Regno! Gesù, ricordati di me, perché io ho voglia di diventare buono, ho voglia di diventare buona, ma non ho forza, non posso: sono peccatore, sono peccatore. Ma ricordati di me, Gesù! Tu puoi ricordarti di me, perché Tu sei al centro, Tu sei proprio nel tuo Regno!». La promessa di Gesù al buon ladrone «ci dà una grande speranza: ci dice che la grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l’ha domandata».
Gesù, ha concluso il Santo Padre, «è il centro dei nostri desideri di gioia e di salvezza. Andiamo tutti insieme su questa strada!». Al termine della celebrazione poi ha consegnato la sua Esortazione apostolica “Evangelii gaudium” a 36 rappresentanti del Popolo di Dio provenienti da 18 diversi Paesi: un vescovo, un sacerdote e un diacono scelti tra i più giovani ad essere stati ordinati; religiosi e religiose, quindi alcuni rappresentanti di ogni evento di questo Anno della fede: dei cresimati, un seminarista e una novizia, una famiglia, dei catechisti, un non vedente (che ha ricevuto dal Papa il documento in cd-rom tale da essere riprodotto in forma auditiva), dei giovani, esponenti delle confraternite, dei movimenti, e infine due artisti e due rappresentanti dei media.
25 novembre 2013