Il Papa ai “suoi” preti: «Insieme andiamo avanti: vince il Signore»
Il tradizionale appuntamento di inizio Quaresima con i sacerdoti romani: una “consegna”, a pochi giorni dalla rinuncia al pontificato, a riscoprire l’autenticità del Concilio. Nella certezza che Cristo guida la Chiesa di Francesco Indelicato*
Una lezione sul Concilio che avremmo continuato ad ascoltare per ore. La “chiacchierata” di Benedetto XVI con il clero romano, lo scorso 14 febbraio, è stata in realtà una attenta e profonda riflessione personale ed ecclesiale sulla stesura dei documenti conciliari e sugli sviluppi fino ai nostri giorni. Il tradizionale appuntamento di inizio Quaresima con i sacerdoti della diocesi di Roma è divenuto occasione per ricevere una sorta di “testamento” del Papa, a pochi giorni dalla rinuncia al pontificato: «È nostro compito – ha esortato Benedetto XVI – lavorare perché il Concilio, con la forza dello Spirito Santo, si realizzi e sia realmente rinnovata la Chiesa». Nelle parole del Pontefice si percepiva la vitalità e l’attualità di quel grande evento celebrato ormai cinquant’anni fa. E si rivelava ancora una volta l’autorevolezza del pastore, che con grande lucidità delineava un panorama chiaro e semplice dell’ultimo mezzo secolo di vita della Chiesa.
La giornata era cominciata con una processione guidata dal cardinale vicario, Agostino Vallini, e terminata con la professione di fede alla tomba di San Pietro. Quindi il discorso del Papa nell’Aula Paolo VI, conclusosi con un invito alla speranza: «Insieme andiamo avanti con il Signore, nella certezza che vince il Signore». Quasi a ricordare a noi sacerdoti e a tutto il popolo di Dio che la Chiesa, pur in questo momento di difficoltà, è governata in modo saldo da Colui che l’ha istituita, il Signore Gesù nel quale crediamo e per il quale abbiamo dato la nostra vita. E in questa comunione con Cristo il Papa ci ha chiesto preghiere, assicurandoci la sua vicinanza, sebbene nascosta.
Dopo aver raccontato un aneddoto sulla vicenda che lo portò a diventare, da giovane professore, perito ufficiale del Concilio, il Papa ha ricordato l’entusiasmo che accompagnava l’inizio dei lavori: «Era un’aspettativa incredibile. Speravamo che tutto si rinnovasse, veramente che venisse una nuova Pentecoste, una nuova era della Chiesa». Quindi ha ripercorso le tappe del Concilio. Innanzitutto la riforma liturgica, con le linee fondamentali: la centralità del mistero pasquale, laddove la domenica dovrebbe essere vissuta come primo giorno, festa della creazione, e non come fine settimana; e l’intelligibilità della liturgia, che però non deve scadere nella banalità ma necessita «di una formazione permanente del cristiano». Benedetto XVI si è poi soffermato sul tema relativo alla Chiesa: da una migliore definizione della funzione dei vescovi, accanto al primato di Pietro, alla costruzione trinitaria “Popolo di Dio-Padre-Corpo di Cristo-Tempio dello Spirito Santo”. «È frutto del Concilio – ha ricordato il Papa – che il concetto di comunione diventa sempre più espressione del senso della Chiesa».
Per quanto riguarda il rapporto tra Scrittura e Tradizione, il Santo Padre ha richiamato alla mente che fu grazie a Paolo VI che si arrivò ad una definizione. Infine circa l’ecumenismo ha evidenziato che nel documento “Nostra Aetate” si sottolinea il fondamento di un dialogo nella differenza, nell’unicità di Cristo. Un capitolo a parte poi il Papa l’ha riservato al «Concilio dei media», ossia ai mezzi di comunicazione che, fuori dal contesto di fede in cui si svolgeva il Concilio dei padri, hanno trasmesso una versione distorta del Concilio, causando non pochi problemi fino ad oggi.
E mentre il Papa parlava, commozione e tristezza nel volto dei “suoi” preti, convocati a un appuntamento tradizionale che si è trasformato in un commiato. Emozioni che si leggevano chiaramente già nell’attesa dell’incontro, e poi durante il saluto del cardinale Vallini all’arrivo di Benedetto XVI. Ma si respirava anche un clima di fiducia nella Provvidenza e di solidarietà verso il Santo Padre per la sua coraggiosa decisione. «È stato un incontro nel quale ho visto il Papa particolarmente tranquillo, meno preoccupato delle cose da dire – ha detto don Mauro Manganozzi, parroco di Nostra Signora di Lourdes a Tor Marancia – . Il commento che ha fatto del Concilio è stato straordinario: ha dato delle chiavi di lettura che non ho mai avuto la possibilità di ascoltare da nessun altro e per le quali gli sono particolarmente grato». Per il vescovo Guerino Di Tora, ausiliare per il settore Nord, «l’incontro è stato di grande emozione: tutti i sacerdoti sentivano l’esigenza di far presente al Papa la loro vicinanza in un momento così importante. E lui ha saputo rievocare i punti fondamentali del Concilio: un richiamo molto bello e forte al fatto che bisogna puntare alle realtà importanti dell’unità della Chiesa. Ha saputo parlare come sempre con il cuore».
*vicario cooperatore a San Giovanni Battista de La Salle
15 febbraio 2013