Il Papa all’ultimo Angelus: «Grazie a voi tutti!»
«Nella preghiera saremo sempre vicini». Queste le parole con le quali Benedetto XVI si è rivolto ai fedeli che affollavano piazza San Pietro domenica 24 febbraio. «Il Signore mi chiama a salire sul monte» di Graziella Melina
«Grazie a voi tutti!». È un saluto affettuoso, ripetuto più volte e accolto dagli applausi e dalla commozione delle migliaia di persone che hanno affollato piazza San Pietro quello che Benedetto XVI ha rivolto domenica 24 febbraio all’Angelus, l’ultimo del suo pontificato. E proprio per questo vissuto dai suoi fedeli, in attesa dentro il colonnato per ore, come un commiato. «Il Signore mi chiama a “salire sul monte”, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione», ha spiegato il Pontefice, che, come un padre che prima di allontanarsi rassicura i suoi figli, ha proseguito: «Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze». Gli applausi della piazza hanno interrotto le sue parole, più volte, come un abbraccio corale. Sui volti della gente, sorrisi di affetto, ma anche lacrime.
Al centro della meditazione di Benedetto XVI, nella seconda domenica di Quaresima, la Trasfigurazione del Signore raccontata nel Vangelo di Luca. Un brano dal quale, ha detto il Pontefice, possiamo trarre «un insegnamento molto importante: innanzitutto il primato della preghiera, senza la quale tutto l’impegno dell’apostolato e della carità si riduce ad attivismo». Nella Quaresima, ha infatti aggiunto Benedetto XVI, «impariamo a dare il giusto tempo alla preghiera, personale e comunitaria, che dà respiro alla nostra vita spirituale. Inoltre, la preghiera non è un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni, come sul Tabor avrebbe voluto fare Pietro, ma l’orazione riconduce al cammino, all’azione». Questa Parola di Dio, ha poi aggiunto il Pontefice, rivolgendosi con affetto ai suoi fedeli, «la sento in modo particolare rivolta a me, in questo momento della mia vita».
Nella piazza, decine i cartelloni con la scritta “Grazie padre”, declinati in diverse lingue. “Santidad te agradecemos por tu pontificado”, inneggiava un gruppo dell’Ecuador. Mentre un altro di Heede and Ems sollevava uno striscione con su scritto: “Heiliger Vater wir lieben dich”. E poi ancora “Mexico siempre fiel”, “Danke!”, “Gratias!”. Tra gli italiani, tanta la gratitudine di diverse associazioni. “L’incredibile libertà di un uomo afferrato da Cristo. Grazie, Santità!”, era scritto su uno striscione firmato Comunione e liberazione. “Santo Padre ti vogliamo bene, prega per noi” era il messaggio della Comunità neocatecumenale. E ancora, tra i tanti, c’era la comunità cattolica di Shalom con il cartello “Grazie Santo Padre!”, l’Azione Cattolica, il Movimento dell’Amore Familiare, l’associazione Difendere la vita con Maria, e diverse diocesi da tutta Italia. “Abbracciasti L’Aquila terremotata. Amatissimo Papa sempre ti siamo riconoscenti e vicini con la preghiera”, era il messaggio di un signore visibilmente commosso. Tantissimi poi i giovani: “Noi ti abbiamo capito e continueremo ad amarti. Grazie”, recitava lo striscione di un gruppo giovanile di Pontremoli. In mezzo a tutti, quasi nascosta, ma con le mani ben in alto, una bimba sollevava la scritta: “Non sei solo. Anch’io sono con te”.
Il Pontefice ha quindi salutato “affettuosamente” tutti in francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, polacco. Quindi in italiano: «Io so che sono presenti molte diocesi, rappresentanti di parrocchie, associazioni, movimenti, istituzioni, come pure tanti giovani, anziani e famiglie. Vi ringrazio per l’affetto e per la condivisione, specialmente nella preghiera, di questo momento particolare per la mia persona e per la Chiesa. A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana. Grazie! In preghiera siamo sempre vicini. Grazie a voi tutti!». La folla dei fedeli ha risposto ancora una volta con un forte e lungo applauso. E ha continuato a farlo, a lungo, anche dopo che il Papa è rientrato, trattenendo lo sguardo fisso, ancora lì, verso quella finestra, ormai vuota.
25 febbraio 2013