Il “Papa buono”, maestro dell’arte del dialogo e dell’incontro

Nel Media center allestito in Aula Paolo VI, la conversazione con i giornalisti dedicata a Giovanni XXIII a cura di monsignor Battista Angelo Pansa, parroco della Trasfigurazione di Antonella Pilia

Papa Giovanni XXIII «visse una povertà benedetta e contenta sin dalla sua infanzia» e fu «maestro dell’arte del dialogo e dell’incontro». Con queste due espressioni, monsignor Battista Angelo Pansa, parroco della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, ha introdotto la sua “conversazione” sul Papa buono al briefing tenutosi ieri pomeriggio, mercoledì 23 aprile, nel Media center allestito in Aula Paolo VI, a pochi giorni dalla doppia canonizzazione del 27 aprile. La prima espressione, quella sulla povertà, è presa in prestito dal segretario particolare del pontefice di Sotto il Monte e oggi cardinale Loris Capovilla, ha spiegato monsignor Pansa, ricordando le umili origini di Papa Roncalli, nato nel 1881 in una famiglia patriarcale, quarto di tredici fratelli. Mentre l’arte dell’incontro è frutto «dell’esperienza maturata come giovane sacerdote accanto al vescovo di Bergamo Radini Tedeschi», dal quale «imparò a dialogare con tutti».

Ripercorrendo le tappe della vita di Giovanni XXIII, il parroco romano ha spiegato le motivazioni della vocazione sacerdotale del futuro santo: «Non mi faccio prete per compiacimento, per fare quattrini, trovare comodità, onori e piaceri; ma piuttosto e solo per fare il bene in qualunque modo alla povera gente», scrive lo stesso Roncalli a 21 anni alla famiglia. Mentre la scelta del nome di Giovanni, dopo l’elezione al soglio pontificio del 1958, è legata a due motivi: «La chiesa di Sotto il Monte è intitolata a san Giovanni – ha indicato monsignor Pansa – ed è forte l’attaccamento di Roncalli alla cattedrale romana, San Giovanni in Laterano».

Infatti «lui si sentiva prima di tutto vescovo e pastore della Chiesa di Roma», ha osservato lo studioso, tratteggiando «i primi gesti di un pontificato davvero provvidenziale»: dalle visite del suo primo Natale da pontefice agli ospedali di Santo Spirito in Sassia e del Bambino Gesù dove, annota con ironia lo stesso Roncalli, «i bambini mi hanno scambiato per Babbo Natale», alla visita del giorno successivo al carcere romano di Regina Coeli. E poi l’indizione del Concilio ecumenico Vaticano II, «il primo che non è contro eretici o protestanti ma rappresenta una nuova Pentecoste per la Chiesa sotto il soffio dello Spirito Santo, perché sappia leggere i segni dei tempi nuovi e aggiornarsi».

Monsignor Pansa ha poi spiegato l’origine dell’appellativo “Papa Buono”: «Giovanni XXIII doveva recarsi in visita a una parrocchia di periferia, San Tarcisio al Quarto Miglio, ed era un periodo di campagna elettorale. Nella notte precedente alla visita, sparirono tutti i cartelloni elettorali e rimase soltanto un grande manifesto di fronte alla chiesa, con scritto “Viva il Papa buono”». Un racconto che cede il passo alla riflessione conclusiva sul suo pontificato: «Gaudet Mater Ecclesia è il discorso con cui Giovanni XXIII ha aperto il Concilio Vaticano II; Evangelii Gaudium è la prima grande esortazione pastorale di Papa Francesco. C’è una continuità ideale e spirituale tra questi due pontificati: la Chiesa madre gioisce ma la sorgente della gioia della Chiesa è il Vangelo di Gesù».

24 aprile 2014

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