Il Papa: dall’Eucaristia la forza per la carità verso i poveri
Benedetto XVI apre il Convegno diocesano. L’esortazione del Pontefice a essere «solidali con chi è nell’indigenza per offrire a tutti speranza in un domani migliore e più degno dell’uomo» di Angelo Zema
Dare nuovo vigore a una fede eucaristica da annunciare alla città, testimoniandola con una «eloquente vita di carità». Valorizzare sempre di più la celebrazione eucaristica come culmine della vita cristiana e riscoprire la fecondità dell’adorazione. Diventare «pane spezzato per i fratelli», impegnandoci a «offrire noi stessi in quelle circostanze che richiedono di far morire il nostro io». Soprattutto in un tempo come quello odierno, «di crisi economica e sociale», in cui «siamo solidali con chi è nell’indigenza per offrire a tutti speranza in un domani migliore e più degno dell’uomo».
Sono alcuni dei punti chiave dell’intervento con cui Papa Benedetto XVI ha aperto nella serata di ieri, martedì 15 giugno, nella basilica di San Giovanni in Laterano, il Convegno diocesano 2010, dedicato alla verifica pastorale su Eucaristia domenicale e testimonianza della carità. Davanti a quasi tremila persone che hanno affollato la cattedrale di Roma, il Santo Padre ha inaugurato per la sesta volta i lavori del Convegno, affermando che «è bello condividere il tanto bene che le parrocchie hanno realizzato in quest’anno pastorale».
Il riferimento è ai contributi pervenuti da oltre 300 parrocchie e da più di 200 tra cappellanie dei migranti, universitarie, ospedaliere, associazioni e movimenti (con una partecipazione superiore allo scorso anno) per la riflessione sui due ambiti, sintetizzati poi nella relazione che ha proposto – dopo l’intervento del Papa – monsignor Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano (il testo integrale nella sezione Documenti del nostro sito internet).
Il lavoro dei mesi scorsi – accompagnato da incontri di formazione per i collaboratori pastorali nelle prefetture e dal sussidio messo a punto dal Vicariato – «ha anche favorito la corresponsabilità pastorale». Un aspetto che il Santo Padre ha voluto sottolineare all’inizio del suo discorso (rilanciato per la prima volta dalla diocesi in diretta via web sul nostro sito grazie al link con Tv2000), invitando ad annunciare «la verità che Cristo ci ha rivelato. La fede non può mai essere presupposta», specialmente oggi che «la dottrina non è sufficientemente compresa nel profondo».
Benedetto XVI ha sottolineato più volte la centralità dell’Eucaristia, esortando ad annunciare che Cristo è realmente presente nel sacramento sia nell’itinerario di educazione alla fede rivolto a bambini, ragazzi, giovani sia nei centri di ascolto della Parola attivi nella diocesi. E da una Eucaristia realmente vissuta non può che sgorgare la forza per una carità operosa. In una città che, ha sottolineato il Pontefice, attende un «rinnovato annuncio del Vangelo» e una «limpida testimonianza della carità». È Cristo stesso che «ogni giorno nei poveri ci chiede di essere sfamato, visitato negli ospedali e nelle carceri, accolto e vestito».
La carità, ha detto ancora il Papa, è «la forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera» capace di generare «un cambiamento autentico e permanente della società». Da qui l’incoraggiamento in particolare alla Caritas, ai diaconi, ma anche a tutta la Chiesa di Roma per un impegno a concretizzare «gesti di condivisione». Un impegno peraltro già presente, come Benedetto XVI ha potuto constatare nelle visite compiute in questi anni di pontificato ad «alcuni luoghi dove la carità è esercitata in modo intenso».
Non è mancata un’esortazione ai giovani a scegliere l’amore come «regola suprema di vita» e a non temere di «formare famiglie cristiane che vivano l’amore fedele e indissolubile e aperto alla vita».
Nel suo indirizzo di omaggio al Papa, il cardinale Agostino Vallini aveva manifestato al Santo Padre «l’affetto e la condizione per le sofferenze di questi ultimi mesi, e insieme la gratitudine per la sua testimonianza umile e forte». E assicurato «l’amore fedele a Cristo e alla Chiesa dei suoi sacerdoti di Roma e la loro dedizione senza risparmio di energie al bene spirituale e materiale delle persone delle nostre comunità ecclesiali». Esprimendo la convinzione che «un gran numero di battezzati ha bisogno di ritrovare i motivi per credere in Cristo e per ritornare a godere la bellezza e la ricchezza umana e spirituale della vita della comunità ecclesiale».
16 giugno 2010