Da spazzatura a opera d’arte, grazie a Delle Chiaie

All’Ara Pacis la prima monografica di questo “artista dei marciapiedi”, che da oltre vent’anni crea capolavori con quello che gli altri gettano per strada di Mariaelena Finessi

Per esporre la sua arte ha scelto da vent’anni i marciapiedi davanti all’Ara Pacis a Roma, trasformandoli nella sua personalissima galleria. Fausto Delle Chiaie – l’artista a cui l’assessore alla Cultura Umberto Croppi ha voluto ora rendere omaggio con la pubblicazione di una monografia sulle sue opere – è un personaggio sui generis. Presentato il 14 giugno all’Auditorium del Museo dell’Ara Pacis, il volume “L’arte? Rubbish! (spazzatura)” – titolo tratto dalla presentazione, a firma di Achille Bonito Oliva – raccoglie le opere di quest’uomo forse un po’ folle ma di certo geniale la cui insolita capacità sta nel restituire un nuovo senso all’oggetto ritrovato in strada o, meglio, «rifiutato» – come lui stesso precisa – e gettato a terra dalla opulenta società capitalista.

«Se durante il mio mandato da assessore fossi riuscito soltanto a fare questo, mi riterrei comunque soddisfatto». Croppi spiega così l’idea di pubblicare Delle Chiaie. «Se c’è un’arte povera – continua – davvero è quella di Delle Chiaie, fatta di rubbish, di monnezza, di detriti di un’epoca esuberante, eccessiva ma non esagero nel dire che nella costante reinterpretazione di uno spazio urbano e dei piccoli segni dell’uomo c’è una qualità assoluta, una sublimazione che lo mette al pari dei grandi». Soprattutto, «non deve fargli velo la sua scelta di tirarsi fuori dal mercato, di aver prediletto un profilo di vita frugale; il suo lavoro, che in fondo è l’affinamento quotidiano della stessa grande opera, vive di una vita autonoma e lo stupore che suscita in chiunque s’imbatta in lui per la prima volta non è solo curiosità o senso di tenerezza per la sua nobile ingenuità ma vera ammirazione».

I pupazzetti di pongo, le didascalie cariche di ironia, i sassi nell’acqua che diventano un omaggio a Narciso, sono tuttavia anche una critica alla cattiva gestione dello spazio urbano e alla troppa spazzatura sparsa in giro tanto che l’«artista clochard», che vive delle monete lasciate dai passanti, ha pure riprodotto un topo su un foglio, accompagnando “l’opera” da una freccia che indica la siepe. E ai turisti inorriditi mostra poi l’originale: il (grosso) ratto che sbucando dall’erbaccia, esce allo scoperto attratto dai crackers che l’artista, classe 1944, lancia sullo spiazzo. Tutto questo, proprio lì, a due passi dal nuovo complesso museale dell’Ara Pacis, opera controversa di Richard Maier.

Tutto ha avuto inizio nel 1984, con la prima “esposizione” a Bruxelles, presso il portico della Bibliothèque Royale, quando Delle Chiaie vi pose delle opere di grandi dimensioni, fatte in plastica e legno. Erano le prime “Donazioni forzate”, da lui chiamate “Infrazioni”, dove é l’artista a portare di nascosto, negli spazi espositivi pubblici o privati, le proprie opere avvolte nel soprabito, per essere introdotte nei musei e lasciate lì come dono alla città. Nel 1987 approda alla salita del Pincio, quindi alla Galleria Sciarra e infine a Piazza Augusto Imperatore, inaugurando il “Museo a cielo aperto” per esporre lavori divertenti o dal sapore amaro, come “Siete qui”, “Scrivete solo sul foglio”, “Torno subito”, “Dio Respira”, “La scultura é all’altro lato”, “Belle in buste”, “Venduto” e “Se dio lo vuole”.

Per accorgersi infine di quanto sia amato questo «clochard dell’arte» basta fare un giro in internet. Su Facebook i suoi ammiratori ne curano il profilo e Wikipedia, addirittura, ha una voce interamente a lui dedicata.

15 giugno 2010

Potrebbe piacerti anche