Il Papa: «Servire con amore»

La Messa in Coena Domini del Giovedì Santo presieduta nel Centro “Santa Maria della Provvidenza” della Fondazione don Gnocchi con il rito della lavanda dei piedi a dodici disabili di Laura Badaracchi

Il gesto di lavare i piedi «è l’eredità che Gesù ci lascia: lui è Dio e si è fatto servo, servitore nostro. Ha fatto questa strada di servo per amore. Gesù fa un lavoro di servo e lo lascia come eredità a noi: dobbiamo essere servitori gli uni degli altri. Questo gesto di lavare i piedi ci ricorda cosa dobbiamo fare. Tutti noi pensiamo agli altri, a come possiamo servire bene le altre persone, perché così Gesù ha voluto per noi». Un’omelia brevissima, quasi telegrafica, pronunciata interamente a braccio: in circa tre minuti Papa Francesco ha voluto riassumere il senso del brano evangelico e del gesto della lavanda dei piedi.

Lo ha fatto nella cappella del Centro “Santa Maria della Provvidenza” della Fondazione don Gnocchi, immersa nel verde della periferica via Casal del Marmo, presiedendo la Messa in Coena Domini del Giovedì santo. Tra i concelebranti, il cardinale vicario Agostino Vallini e l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato.

In centinaia lo attendevano all’esterno della chiesa: malati e disabili, medici e infermieri, operatori socio-sanitari e volontari, assistenti sociali e psicologi in arrivo dai centri sparsi in tutta Italia: da Parma a Firenze e Salerno, dalle Marche alla Basilicata, compreso un pullman dalla Lombardia. Arrivato alle 17.15 circa, il Pontefice è stato accolto da monsignor Angelo Bazzari, presidente della Fondazione don Gnocchi, e da Salvatore Provenza, direttore del Centro “Santa Maria della Provvidenza”.

Il Santo Padre si è soffermato a salutare, accarezzare e benedire le persone rimaste fuori dalla cappella – tra cui un folto gruppo di bambini che lo chiamavano scandendone il nome -, per poi presiedere il rito e lavare i piedi, inginocchiandosi, a dodici persone malate o con varie disabilità, tre di origine straniera (fra i quali uno di religione islamica) e nove italiane: Osvaldinho, Angelica e Pietro; Giordana, Hamed, Marco, Gianluca, Daria, Stefano. Ancora, Orietta, Samuele e Walter.

Le persone disabili, malate, sofferenti «sono gli ultimi della classifica meritocratica, per la cultura dell’efficientismo, ma i primi nel Vangelo. Don Carlo Gnocchi diceva che sono le nostre reliquie degne di culto e di venerazione», ha commentato monsignor Bazzari, salutando il Papa dopo la celebrazione.

«Un grazie caloroso di restituirci in ogni suo gesto, parola, comportamento una Chiesa del grembiule che nasce dalla carità, si nutre e vive della carità», ha proseguito, definendo la visita di Bergoglio «un immeritato dono, una carezza alla sofferenza non solo per la don Gnocchi ma per tutto il mondo del dolore», ha concluso.

«Ringrazio tutti voi per l’accoglienza, per la vostra buona volontà, pazienza, fede, per la testimonianza della vostra speranza», ha detto il Pontefice, aggiungendo: «Che il Signore risorto vi visiti, vi consoli, sia in mezzo a tutti voi: questo il mio desiderio di augurio di santa Pasqua. Grazie». Un breve saluto prima dei 45 minuti trascorsi ad accarezzare, abbracciare e baciare singolarmente le persone disabili e malate che gremivano la cappella. Il suo tempo, dopo la liturgia, l’ha dedicato soprattutto a loro.

18 aprile 2014

Potrebbe piacerti anche