«Il piacere dell’onestà», l’ironia vince sull’ipocrisia

La commedia di Luigi Pirandello imperniata su un caso di correttezza morale finta in scena al Valle per tre settimane di Toni Colotta

«Il piacere dell’onestà»: sarebbe un bel messaggio per questi nostri tempi di arrampicatori. È invece il titolo della commedia di Luigi Pirandello imperniata su un caso di correttezza morale finta. Si dà al Valle per tre settimane e appartiene alla produzione giovanile del grande drammaturgo. Eppure già ben strutturata intorno all’idea motrice della “forma” imposta che schiaccia la personalità dell’individuo. Baldovino, compromesso nel decoro sociale da un passato vergognoso, accetta di unirsi in matrimonio ad Agata che aspetta un bambino avuto da un uomo ammogliato. Un matrimonio che deve creare l’apparenza della rispettabilità ed evitare lo scandalo. E in questa scelta di un uomo traviato che rappresenta l’apparenza dell’onestà, c’è una carica di ironia pirandelliana che fa saltare lo schema tipico della commedia borghese. Baldovino gusta il “piacere” di essere onesto, fino in fondo, e vince sull’ipocrisia del senso comune, conquistando l’amore vero della moglie. Resta «l’amaro veleno dei ricordi», della «carne che grida». Straordinario il Baldovino raffigurato da Giuseppe Pambieri (nella foto) in una cornice di vaudeville stonato.

8 gennaio 2006

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