Il presepe napoletano immerso nell’autenticità della vita

di Marco Frisina

Là dove sorgevano il Tempio della Pace e la rotonda del Tempio di Romolo, presso il Foro Romano, ora sorge la basilica dei Santi Cosma e Damiano. Attraverso i secoli questa chiesa si è arricchita di opere d’arte e oggetti preziosi in una sorta di stratificazione stupenda in cui la fede si è manifestata e si è comunicata attraverso le generazioni, giungendo fino a noi. Tra queste cose preziose c’è il meraviglioso presepe settecentesco che un cittadino di origine napoletana, Cataldo Perricelli, donò alla basilica nel 1939. Alcune sue parti nel 1988 furono rubate, ma nel 1994 è stato reintegrato e restaurato. È sempre sorprendente accostarsi a un presepe napoletano e ammirarne lo splendore, l’arguzia, l’espressività, l’audacia, la tenerezza, la fantasia. In questi capolavori di artigianato e di fede si vuole rappresentare la scena della Natività in un contesto vivo, quotidiano, fatto di uomini e donne, di bambini e angeli, di venditori ambulanti e di pastori. Vi si trovano i re Magi e i mori, gli scugnizzi e il caldarrostaio, insomma il mondo intero che si fa contemporaneo della nascita di Cristo, che lo circonda con il suo brulicare di vita e sembra quasi soffocarlo, tanto grande è il numero dei personaggi che si affollano attorno a Lui e alla Sacra Famiglia. Il Natale diviene un’immersione profonda nell’autenticità della vita. Comprendiamo come veramente Dio s’è fatto carne per condividere con ogni uomo l’esistenza fatta di lavoro e di gioia, di fatica e sudore e salvarla con il suo amore.

21 dicembre 2008

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