Il rapporto uomo-natura nel film “Il Grande Nord”

In uscita questa settimana, la pellicola apre importanti occasioni di riflessione sull’allarme equilibrio ecologico di Massimo Giraldi

Mentre da più parti c’è allarme per la perdita di equilibrio ecologico del pianeta, arrivano film che aprono importanti occasioni di riflessione sull’argomento. In uscita questa settimana, “Il Grande Nord” ha come sottotitolo «Una storia d’amore tra l’uomo e la natura». Siamo nell’estrema parte settentrionale del Canada, nello Yukon. Qui vivono ancora pochi cacciatori che seguono gli antichi principi, secondo cui l’uomo deve adattarsi alla natura. Uno di questi è Norman Winther. Lui, sua moglie Nebaska e i loro cani si nutrono di caccia e pesca, fabbricano da soli la slitta, la capanna, la canoa. Norman caccia linci, castori, martore e lupi. Una volta l’anno, in primavera, va nella città di Whitehorse per vendere le pelli e acquistare le cose di cui la sua piccola famiglia necessita.

Nel film, l’attore interpreta se stesso, mentre a dirigere c’è Nicolas Vanier, regista abituato a girare il mondo. Preparato nell’arco di un anno e mezzo, quasi seguendo il succedersi delle stagioni, “Il grande Nord” è un film dettato da sincero amore per la sopravvivenza di un rapporto uomo-natura non consolatorio ma rispettoso di entrambi. Restando sulla soglia di quel mistero che insieme lega e contrappone l’uno all’altra.

24 aprile 2006

Potrebbe piacerti anche