“Il Re” di Prosperi sul palco dell’India

Il suo Carlo Alberto, immaginato ma storicamente plausibile, è il sovrano alle prese con «un vero e proprio dramma religioso, un episodio dell’eterno conflitto fra libertà e autorità» di Toni Colotta

Giorgio Prosperi fu a lungo soprattutto acuto e raffinato critico teatrale su un diffuso quotidiano romano, ma mostrò nel contempo talento di autore, tutt’altro che sussidiario a quello del recensore. Impegnato in una drammaturgia tutta sua, atteneva ad angustie profonde dell’uomo contemporaneo, in chiave satirica o, nei testi migliori, osservate in filigrana nella rievocazione di figure storiche, viste al di fuori di stereotipi retorici. Portò in scena Socrate, Catilina, ma crediamo sia stato unico a ritrarre Carlo Alberto col dramma “Il Re”, scritto e rappresentato nel 1961 in occasione dei cento anni di Unità d’Italia. Giusto e opportuno che il testo di Prosperi sia messo in scena oggi che celebriamo 150 anni da quella svolta epocale.

All’India con poche recite a causa del voluto affollamento di spettacoli nel cartellone di questo spazio del Teatro di Roma dedicato alla drammaturgia del nostro tempo. L’allestimento è a cura di Giorgio Serafini Prosperi, valente regista, discendente diretto dell’autore e suo discepolo per molti versi. In una nota sull’opera dell’avo rileva che il suo era «un teatro religioso in senso classico e laico, un teatro della coscienza collettiva, un luogo in cui l’individuo fosse chiamato a confrontarsi con se stesso e con i suoi simili sul piano assoluto della libertà».

Il suo Carlo Alberto, immaginato ma storicamente plausibile, è il re alle prese con «un vero e proprio dramma religioso, un episodio dell’eterno conflitto fra libertà e autorità»: così lo stesso autore che lo colloca in un Risorgimento non ancora unitario, sul crinale tra vecchio e nuovo mondo, tra residui feudali e la coscienza dell’avvento di una redenzione morale. Ad accendergli il dissidio interiore è l’evento che segnerà la sua sorte dinastica: la disfatta di Novara per la superiorità austriaca, il 23 marzo 1849, che mise la pietra tombale sulla guerra d’indipendenza. Tutto il dramma di Giorgio Prosperi ruota intorno al sobbalzo tragico di una battaglia compromessa nel suo esito da frizioni, errori, tradimenti. Che provocarono nel monarca di Sardegna rigurgiti delle sue aperture liberali e orgoglio di casta. Lasciandogli l’unica via d’uscita onorevole e sofferta, in cui recuperare una dignità : l’abdicazione, l’autoesilio, preludio della morte. Tutto espresso dal Prosperi autore con quella lucidità dialogica, quella dialettica del confronto e l’asciuttezza che furono suo stile anche come giornalista e sceneggiatore cinematografico.

10 ottobre 2011

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