Il ricordo di Chiara: «Don Santoro aveva scelto di affidarsi completamente al Signore»

A San Ponziano un incontro dedicato alla memoria di don Andrea, alla presenza della collaboratrice Loredana Palmieri di R. S.

Lunedì scorso nella parrocchia di San Ponziano, a Talenti, si è svolto un incontro di riflessione dedicato alla memoria di don Andrea Santoro e intitolato «La mia Turchia». A ricordare il “fidei donum” della diocesi di Roma ucciso a Trabzon, l’antica Trebisonda, monsignor Enrico Feroci, parroco di Sant’Ippolito e grande amico di don Andrea. Presente Loredana Palmieri, la collaboratrice di don Santoro che ha assistito all’assassinio.

Con monsignor Feroci, ha offerto la propria testimonianza anche Chiara Politano, una ragazza della comunità adiacente piazza Bologna, che lo conosceva bene. «Solo sette giorni prima di questo evento così tragico e imprevedibile – ricorda nel suo contributo, on line sul sito della parrocchia -, avevamo conversato a Sant’Ippolito con lui. Ci aveva raccontato di come negli anni ’80, dopo un’esperienza di pellegrinaggio in Terra Santa, avesse subito una sorta di fascinazione incontenibile per quei luoghi nei quali Gesù aveva camminato, predicato, vissuto, amato; ci aveva raccontato di come a più riprese avesse chiesto di fare esperienze di silenzio e di preghiera proprio in quei luoghi». E in quei luoghi Chiara è andata: insieme ad altri due amici e a monsignor Feroci, per raggiungere don Andrea a Trabzon e passare insieme a lui una settimana di preghiera. «Ho avuto una fortuna e una grazia particolari, di cui ancora oggi non so capire fino in fondo il perché, né so come rendere grazie: sono stata a Trabzon. Ho visto con quale spirito don Andrea accoglieva le persone in chiesa e nella sua casa, come dialogava per le strade della città con ragazzi e adulti turchi, georgiani, armeni, russi, fossero musulmani o ortodossi o di qualunque altra confessione».

«Io credo – affermava don Andrea – che ognuno di noi, dentro di sé, possa diminuire la lontananza tra questi mondi. Perché è a partire dallo sguardo di Cristo e dall’amore del Padre che possiamo riscoprire vicini quanti sentiamo lontani. Come Gesù ci portava tutti dentro di sé, sui peccati di tutti versava il suo sangue e tutti ci sentiva pecore dell’unico suo gregge, così noi possiamo dilatare il nostro cuore». «Questo – conclude Chiara – era don Andrea: un uomo profondamente innamorato del Signore che aveva scelto di affidarsi a Lui completamente, con una fiducia che non conosceva misura. È la testimonianza più sconvolgente che mi resta».

26 febbraio 2006

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