Il Simbolismo da Moreau a Klimt
In mostra alla Galleria nazionale d’arte moderna 100 capolavori che danno voce all’inesprimibile di Francesca Romana Cicero
Una segreta corrispondenza tra le cose, una sottile e perpetua oscillazione tra sogno e mistero, eros e thanatos, intuito e ragione, attraversa e nutre le opere di grandi artisti che nel simbolo hanno evocato e rappresentato i significati nascosti dell’anima. Vissuti alla fine dell’Ottocento, in un’epoca di crisi, funestata dalle guerre e soggetta a grandi trasformazioni sociali, e influenzati dalle teorie filosofiche di Schopenhauer e Bergson, i simbolisti hanno affidato la loro ispirazione all’inconscio, il cui linguaggio irrazionale era l’unico in grado d’esprimere le zone d’ombra della realtà, al di là della sua rappresentazione fenomenica. In polemica con l’arte accademica e il naturalismo, l’artista – come il poeta o il musicista – si pone oltre la sensibilità comune: dà voce all’inesprimibile con soluzioni allegoriche rappresentative di un’esperienza personale e, a un tempo, di un canto universale. Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna una mostra ne ripercorre cronologicamente le scelte e le “fantasiose” visioni, dai precursori agli artisti più celebri, nei quali il richiamo ai maestri del passato è filtrato e modulato con sensibilità moderna.
Si tratta di una rassegna che consta di un centinaio di capolavori – tra dipinti, sculture e opere di grafica (il bianco e nero era congeniale al carattere visionario dell’immagine) appartenenti alle più prestigiose raccolte pubbliche e private -, e che da Ferrara si conclude a Roma, proprio nel museo dal quale proviene il quadro icona della mostra: “Le tre età della donna” di Klimt (nella foto). Il percorso si apre con la sezione dedicata ai precursori: da Puvis de Chavannes, di cui è esposto il celebre “Fanciulle in riva al mare” – tre figure che potrebbero autonomamente rappresentare lo stesso ideale di donna, colta in tre momenti della vita -, al mondo cavalleresco e “favolistico” di Burne-Jones – il cui dipinto “la bella addormentata” allude al racconto omonimo di Rosapina –, a Moreau, del quale sono apprezzabili le variazioni sul tema della Salomé, donna virginea e femmina seducente.
La seconda sezione è dedicata alla fase matura del Simbolismo, alla quale appartengono pittori come Odilon Redon, Paul Gauguin, del quale è esposto il capolavoro “Le parole del diavolo” – che allude alla coscienza del peccato acquisita dalla cultura primitiva e incantata di Tahiti -, il raffinato Khnopff o Klinger, e anche il tormentato disagio esistenziale di Munch, maestro del colore. La terza e ultima parte documenta il persistere della poetica simbolista nel Novecento, fino alla vigilia della prima guerra mondiale. In apertura sono esposti i capolavori di maestri italiani quali Segantini, Previati – che evoca, con poche pennellate monocrome, la passione amorosa di Paolo e Francesca con una grande curva ascendente che descrive il moto delle figure abbracciate, trascinate dalla bufera infernale dantesca -, Pellizza da Volpedo, e infine Klimt, di cui è esposta una sola opera.
“Il Simbolismo – Da Moreau a Klimt”, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, viale Delle Belle Arti 131. Fino al 16 settembre 2007. Orario: dal martedì alla domenica 8.30 – 19.30. Chiuso il lunedì. Biglietti: intero 9 euro (comprensivo della visita al Museo), ridotto 7 euro per i cittadini Ue di età compresa tra 18 e 25 anni, gratuito per i cittadini Ue di età inferiore a 18 e superiore a 65 anni. Ai visitatori di Stati non facenti parte dell’Ue si applicano le disposizioni sull’ingresso gratuito a condizione di reciprocità. La biglietteria chiude alle 18.45. Informazioni: tel. 06.322981.
4 luglio 2007