Il Tar annulla il piano rifiuti della Regione

Accolto un ricorso dei Verdi sostenuto dalla Provincia di Latina: il provvedimento della giunta bocciato per la violazione delle direttive europee. Ma la Polverini ricorrerà al Consiglio di Stato di R. S.

Mentre cresce in tutto il Lazio la protesta contro il decreto Clini, il Tar ha annullato il piano di gestione dei rifiuti varato dalla giunta Polverini. Il motivo: la violazione delle direttive europee. Il Tribunale amministrativo regionale, quindi, accogliendo un ricorso proposto dai Verdi e appoggiato dalla Provincia di Latina, ha annullato il piano approvato nel suo testo definitivo nel gennaio 2012.

«Come correttamente affermato dalla Commissione Europea – si legge nella sentenza del Tar – per essere conforme alla direttiva discariche ed alla direttiva quadro sui rifiuti, il trattamento dei rifiuti destinati a discarica deve consistere in processi che, oltre a modificare le caratteristiche dei rifiuti allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa e di facilitarne il trasporto o favorirne il recupero, abbiano l’effetto di evitare o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente nonché i rischi per la salute umana». Questa la direttiva violata, secondo i giudici, insieme al «principio di precauzione che dovrebbe caratterizzare le scelte (anche pianificatorie) dell’amministrazione ove si presentino eventuali dubbi o perplessità in ordine alle decisioni da assumere nel caso concreto».

Messo in discussione anche il tema della «transitorietà» del Piano, concetto che, secondo il Tar, «non può essere dilatato fino al punto di consentire l’adozione e l’approvazione di un Piano quale quello contestato». Rispondendo poi alla Regione che ha sostenuto che il Piano redatto abbia portato alla riduzione della produzione dei rifiuti e al raggiungimento del 65% di raccolta differenziata entro il 2012, i giudici sostengono che «i dati ufficiali Ispra, risalenti al Rapporto Rifiuti del 2008 (indicati nel Piano), mostrano una tendenza diversa da quella presa in considerazione dall’amministrazione regionale, denotando una produzione annua di rifiuti regionali in costante aumento».

Per i giudici la Regione Lazio «dovrà istruire adeguatamente il nuovo procedimento e motivare congruamente le proprie scelte, tenendo conto di tutti gli elementi di valutazione a disposizione». Dalla Regione, intanto, arriva l’annuncio di un immediato ricorso al Consiglio di Stato.

10 gennaio 2013

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