Imprese, è allarme chiusure

La segnalazione di Confcommercio: l’anno scorso in città ogni giorno 60 imprese costrette a chiudere. Roscioli: «Con la mobilitazione del 28 gennaio chiediamo responsabilità a chi si accinge a governare» di Lorena Leonardi

Sessanta imprese ogni giorno. È questa la triste media delle aziende che l’hanno scorso sono state costrette a chiudere nella Capitale. Un numero che sale a novanta se si tiene in considerazione tutta la regione. A lanciare l’allarme è il presidente della Confcommercio di Roma, Giuseppe Roscioli, che conferma, in una nota, l’adesione alla giornata di mobilitazione che si terrà il prossimo 28 gennaio e a cui parteciperanno Confcommercio Lazio, Cna, Confesercenti, Confartigianato e Casartigiani.

«Il 28 gennaio – spiega Roscioli – sarà una giornata simbolo per dire a gran voce che non possiamo continuare su questa strada e per rivolgere alla nostra classe politica, in particolare a chi si accinge a governare il Paese e la nostra Regione, un appello perché dalla prossima legislatura ci aspettiamo coesione, senso di responsabilità, ma soprattutto capacità decisionale per restituire fiducia a un sistema produttivo che è da sempre lo zoccolo duro della nostra economia e che merita di essere ascoltato». Le imprese del terziario, aggiunge Roscioli, «si trovano a gestire il più difficile momento economico dal secondo dopoguerra a oggi, aggravato da una pressione fiscale ormai alle stelle e da una diminuzione dei consumi mai vista prima. Nessuno ha saputo porre un argine attuando soluzioni a misura d’impresa».

Secondo il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, «è doveroso ascoltare l’allarme lanciato dalle associazione delle imprese, costrette oggi a lottare per la sopravvivenza nel momento economico più difficile dal dopoguerra a oggi. Per contrastare questo quadro recessivo – continua il primo cittadino – non possono più essere rimandati gli interventi statali necessari a rimettere in moto lo sviluppo: è indispensabile facilitare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese, diminuire la fiscalità e ridare nello stesso tempo capacità di spesa alle famiglie».

23 gennaio 2013

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