Influenza in arrivo, i consigli degli esperti del Bambino Gesù

La vaccinazione, strumento di prevenzione essenziale per le categorie più a rischio. Alberto Villani (Pediatria generale): «Per i bimbi sani, sufficiente avvalersi del proprio pediatra, tenendo libere le vie respiratorie» di R. S.

La vaccinazione è «lo strumento di prevenzione più efficace ed è fondamentale per le categorie a rischio come i bambini affetti da determinate patologie». Il richiamo arriva dagli esperti del Bambino Gesù, nell’approssimarsi della stagione invernale che ogni anno vede ammalarsi tra il 5 e il 10% della popolazione. «Solo vaccinandosi – spiegano – si può contribuire a ridurre il numero di casi, di ospedalizzazioni e di morti premature», seppure rare. Un rischio, quello di contrarre il virus dell’influenza, che può colpire chiunque ma che vede alcune categorie più vulnerabili rispetto alle altre. Tra queste, le persone anziane e quelle affette da patologie croniche. Un’attenzione particolare però, sottolineano dall’ospedale pediatrico, è richiesta ai genitori di bambini con determinate patologie.

In particolare, «tutti coloro che hanno un figlio con cardiopatie, pneumopatie, diabete o fibrosi cistica vaccinino il proprio figlio proprio per evitare la possibilità che contragga l’influenza», raccomanda Alberto Villani, responsabile di Pediatria generale e Malattie infettive del Bambino Gesù. Si tratta infatti di categorie a rischio per le quali una semplice influenza può diventare una malattia di particolare rilevanza. Per tutti i bambini in buona salute invece «è sufficiente fronteggiare i sintomi avvalendosi del consiglio del proprio pediatra, somministrare farmaci per la febbre e tenere le vie respiratorie il più libere possibile. Insomma i tipici comportamenti che i genitori di bambini ormai non più piccoli conoscono molto bene».

Per trasmettere l’influenza basta poco: un colpo di tosse, uno starnuto o una semplice stretta di mano. Prima ancora che i sintomi si manifestino. I vaccini, spiegano al Bambino Gesù, sono considerati sicuri poiché vengono sottoposti a controlli di qualità predefiniti a livello internazionale. Il momento ideale per vaccinarsi – prassi che andrebbe ripetuta ogni anno – è prima dell’inizio della stagione influenzale. In Italia, a partire da metà ottobre. È comunque possibile vaccinarsi anche più tardi, quando la stagione influenzale è già iniziata. La protezione ottimale si raggiunge 10-14 giorni dopo la vaccinazione. In caso di sintomi importanti o che persistono oltre i 5 giorni è importante comunque consultare il medico.

I consigli da mettere in pratica per limitare il contagio sono quelli di sempre: lavare spesso le mani, coprire la bocca in caso di tosse e starnuti, usare fazzoletti di carta usa e getta, usare mascherine se esposti a contatto con altre persone non malate. Per quanto riguarda i più piccoli, poi, l’ideale è approfittare delle 24 – 48 ore da passare in casa dopo l’influenza per dormire un po’ di più al mattino e dedicare tempo ai 4 pasti giornalieri, mangiando più frutta e verdura fresca. Poi, aggiunge Villani, «qualora il clima lo consentisse, uscire, nelle ore più calde, per una breve passeggiata. Dopo 4-5 giorni si potranno riprendere le normali attività, comprese quelle sportive nel caso di bambini più grandi. Potrà inoltre essere utile somministrare un multivitaminico per qualche giorno o anche la sola vitamina C». In ogni caso, ricorda, i bambini che necessitano di ricovero perché gravi o con complicanze «rappresentano una minoranza».

4 novembre 2013

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