«Io sono con te», un film sulla maternità

Alla parrocchia di Santi Marcellino e Pietro al Laterano proiettato il film di Guido Chiesa che racconta il rapporto tra Maria e il figlio Gesù accompagnati dalla presenza discreta di Giuseppe di Mariaelena Finessi

Uscito nelle sale il 19 novembre del 2010, il capolavoro cinematografico di Guido Chiesa, «Io sono con te», continua a far discutere. Trasmesso senza sosta specie in ambienti cattolici – ma non certo per la “religiosità” del registro narrativo che, al contrario, ne è parco – il film incassa oggi in termini di apprezzamento ciò che non ha incassato in termini monetari: colpa di una legge di mercato che punta invece, e purtroppo, al guadagno con pellicole fin troppo facili. Il 7 febbraio, il cineforum alla parrocchia Santi Marcellino e Pietro al Laterano curato da Alberto Di Giglio, docente di Storia del cinema religioso presso il Centro sperimentale di Cinematografia, lo ha rilanciato come uno degli appuntamenti in preparazione per l’Anno della Fede.

«Io sono con te» è uno sguardo sulla maternità: quella di Maria di Nazareth, dal concepimento fino all’adolescenza di Gesù. Il ritratto di una madre e della relazione con il figlio, sostenuta dalla presenza discreta di Giuseppe, il patriarca che si fa da parte, rinunciando al primato maschile per dare spazio all’agire di Maria, fanciulla ribelle che non accetta le leggi che il suo cuore non sappia comprendere. Scambiata a lungo come sottomissione, l’umiltà di Maria è dunque altra cosa: calma e dolcezza,
carattere e fiducia in sé. Elementi che si riflettono nel figlio, un Gesù che come tutti i bambini pone molte domande. Solo che, le sue, sono destinate a cambiare il corso di molta parte del mondo.

«La lettura proposta, che ha come grimaldelli alcuni passi dei Vangeli che, a me, nessun biblista o teologo è riuscito mai a spiegare, non è blasfema o trasgressiva, ma anzi mostra l’umanità di Maria, dandole consistenza e storicità», spiega il regista, presente alla proiezione. Nel film tutto inizia negli istanti successivi al concepimento, dove non c’è traccia di sacralità – né angeli, né Annunciazione -, cosa che sottolinea subito la prospettiva intrinsecamente umana dell’indagine compiuta dal regista e da sua moglie Nicoletta Micheli, autrice del soggetto e della sceneggiatura. E tuttavia il mistero del dialogo tra Dio e questa ragazzina, la reciproca fiducia, e il sì libero di lei non vengono elusi, «solo che sono lasciati nel segreto inviolabile di Maria – spiega Chiesa -, dove a noi non è dato di entrare».

La storia di questo rapporto genitori-figlio è rivoluzionaria rispetto al tempo in cui è svolta: «Non era normale, secondo la pedagogia dell’epoca, che Giuseppe non riempisse di botte il piccolo Gesù, scomparso per tre giorni e ritrovato al Tempio». Quanto alla possibilità di una donna di esprimere liberamente il proprio pensiero: «I tanto decantati greci, la polis, la democrazia? A dirla tutta – insiste Chiesa -, l’unica donna libera era la prostituta». E poi la crucialità del parto, espressione massima dell’essere femmina, donna e madre: «Michel Odent, un medico ostetrico francese che si batte per la demedicalizzazione del parto – racconta ancora il regista – mi ha citato, da non credente, il parto di
Maria aprendo squarci su modi per me completamente inaspettati di guardare questa fanciulla».

Maria apparteneva a una tribù, come tutti in quel tempo, e l’appartenenza prevedeva una serie di regole da rispettare sia prima che dopo il momento del parto. Il viaggio di Maria verso Betlemme è combinato in modo tale da sembrare in realtà una fuga: la ragazza vuole restare sola al momento della nascita di Gesù, lontano dagli occhi della parentela, della levatrice, dal rito della circoncisione, che la fanciulla considera un atto di violenza praticata su un innocente. «Ecco, nella fuga di Maria è implicita un’altra idea di parto, come momento intimo. Interferire con la legge naturale come pretende la modernità – conclude il regista, che ammette di aver riscoperto la preghiera grazie a questa madre che ha educato Gesù ad essere colui che ha cambiato il mondo – apre all’uomo la strada per il baratro».

8 febbraio 2012

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