“K” come Mozart, concerti per 626 opere
Fino al 5 ottobre il “K Festival” dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia al Parco della Musica di Roma di Enrica Patrone
Si chiama “Festival K”. Dove il “K”, tanto di moda nel linguaggio giovanile anni ’80, sta per Köchel, che catalogò tutti i 626 “K”, ossia tutte le opere di Mozart secondo l’ordinamento cronologico. Stiamo parlando dunque di Wolfgang Amadeus, il genio salisburghese di cui si celebra quest’anno in tutto il mondo il duecentocinquantesimo anniversario della morte, e cui anche l’Accademia di Santa Cecilia a Roma offre il suo tributo musicale, proponendo in qualche modo una revisione “critica” del suo catalogo.
Il festival è iniziato l’11 settembre, e si concluderà il 4 e 5 ottobre con l’ultima opera del catalogo, il “Requiem per soli, coro e orchestra K. 626”. Una sorta di summa dell’arte mozartiana, estrema sintesi fra spiritualità e teatralità del suo genio; un’opera il cui fascino è solo di poco accresciuto dalla circostanza della scomparsa prematura del suo autore, che la lasciò incompiuta. Sul podio, per l’occasione, uno specialista della ricerca filologica, Paul McCreesh, che propone una sua personale revisione critica dell’opera di Mozart, basata sulle bozze originali. La versione proposta prescinde, dunque, dalla partitura finale tramandata dall’allievo Franz Xaver Süssmayr, che la completò dopo la morte di Mozart. Tra i solisti:il soprano Cinzia Forte, il tenore Antonio Poli e il basso Antonio Abete. Ma c’è anche una voce da scoprire: quella del mezzosoprano Damiana Pinti, che si è distinta nell’interpretazione del repertorio sacro antico (da Pergolesi e Vivaldi a una rarità come il “Sant’Alessio” di Stefano Landi) e contemporaneo (da Rendine a D’Amico) oltre che per il recente successo sulle scene dell’Arena di Verona e del Teatro Pergolesi di Jesi.
3 ottobre 2006