Kiki, una favola senza età

Dal 24 aprile approda sul grande schermo un film datato 1989 e firmato da un Hayao Miyazaki leggero e ispirato: abbondano gli spunti tra il filosofico e l’esistenziale di Massimo Giraldi

Hayao Miyazaki, fondatore in Giappone dello Studio Ghibli e autore di storie animate di grande successo in patria, ha avuto da sempre grandi difficoltà a farsi conoscere in Italia. Alcuni suoi titoli sono passati alla Mostra di Venezia e poi fugacemente su grande schermo oppure direttamente in dvd. Da qualche tempo è cominciato invece un opportuno recupero ragionato della sua nutrita filmografia. Del regista giapponese arriva in sala a partire dal prossimo 24 aprile “Kiki consegne a domicilio”, un film datato 1989.

I 24 anni trascorsi tuttavia non si sentono: si tratta infatti di un Miyazaki leggero e ispirato, capace di coniugare suggestioni favolistiche con spunti tra il filosofico e l’esistenziale. La storia mette al centro Kiki, giovane strega che, compiuti 13 anni, deve lasciare la casa dove vive con i genitori e partire alla ricerca di una città in cui svolgere un anno di apprendistato e dimostrarsi in grado di rendersi indipendente. In compagnia del gatto nero parlante Jiji, e a cavallo della scopa di sua madre corredata dalla radiolina del padre, Kiki arriva nella grande città di Koriko, bagnata dal mare e sovrastata da una torre con l’orologio.

All’inizio spaesata e sola, Kiki trova lavoro in un panificio come responsabile delle consegne a domicilio, lavoro favorito dalla sua capacità di spostarsi nell’aria e nei cieli. Da qui comincia il suo incontro con la vita… «Il romanzo originale scritto da Eiko Kadoo – ha detto Miyazaki – è una splendida opera di letteratura per l’infanzia che raffigura con grande calore l’abisso che separa indipendenza e dipendenza nelle speranze e nello spirito delle ragazzine giapponesi d’oggi».

Sul finire degli anni Ottanta, l’autore mostra di aver raggiunto un livello espressivo intenso e molto sfaccettato: affidato ad un disegno insieme delicato e dinamico, fatto di personaggi che vivono una sorta di realismo magico. Veri cioè, fatti di carne e cuore, e insieme capaci di alzarsi sulle incrostazioni quotidiane. Ne deriva un vero e proprio racconto di formazione, tra simbolismo e concretezza, sulle difficoltà che aspettano un’adolescente quando comincia la scoperta dei cento aspetti del quotidiano. Uno scenario che, metaforicamente, si apre quando Kiki lascia casa, famiglia e città alla ricerca di scenari nuovi e sconosciuti, fatti di pericoli, incertezze e scelte da compiere.

In questo scenario acquista importanza la ricchezza figurativa dell’immagine: per disegnare la città ideale dove arriva Kiki, la troupe è andata a Stoccolma e ha utilizzato echi di Parigi, Lisbona, Milano, San Francisco. Un lavoro per niente semplice ma suggestivo e denso di suggestioni. Da vedere con tutta la famiglia.

22 aprile 2012

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