La comicità timida e romantica di Di Gregorio

A due anni dal successo del “Pranzo di Ferragosto” è nelle sale “Gianni e le donne”: un pensionato alle prese con una moglie impegnata, una figlia e una madre ultranovantenne di Massimo Giraldi

Alla Mostra di Venezia del 2008 e subito dopo nelle sale fu uno dei successi italiani più inattesi. “Pranzo di Ferragosto” fece conoscere al grande pubblico il nome di Gianni Di Gregorio: non un giovane, ma un sessantenne fino a quel momento dedicatosi al cinema insieme ad altri e in ruoli «tecnici» e che ora invece si metteva in gioco come attore e quindi in prima persona.

Due anni e mezzo dopo quel meritato successo, Di Gregorio torna a proporsi come autore/attore/regista in “Gianni e le donne”, da questo fine settimana su grande schermo. Assumendo ancora come scenario ideale una Roma estiva armoniosa, colorita, seducente, Di Gregorio recita nel ruolo di se stesso, un pensionato ormai al traguardo dei 62 anni con accanto una moglie super impegnata che delega a lui compiti casalinghi,e una figlia con i tipici problemi generazionali, non ultimo quello di un suo coetaneo che si è installato in casa e non dà segnali di volersene andare.

La vita di Gianni scorre monotona, fino a quando il notaio amico Alfonso non lo esorta a darsi una scossa, cercando di recuperare un qualche rapporto con altre donne. Già succube della ultra novantenne mamma Valeria, nobile decaduta, Gianni prova a riallacciare i rapporti con amiche di vecchia data. Tutti gli incontri però si esauriscono tra ricordi e nostalgie, qualcuna anche si addormenta. Alfonso, instancabile, organizza uscite anche con ragazze nuove ma non succede alcunché. A Gianni non resta che portare il cane a spasso nel parco. Qui guarda quelle che passano intorno, sogna, torna alla realtà.

Dice Di Gregorio: «La malinconia di essere diventato trasparente agli occhi femminili è il motore che regge tutto il film». E aggiunge: «La mia è una comicità passiva, il mio modo di raccontare e di difendermi, forse perché sono cresciuto da figlio unico, in una casa con le tende sempre chiuse e leggendo Leopardi già a 8 anni. La mia reazione è stata ridere su tutto, tenere lontana la sofferenza».

Indolente e privo di reattività, Gianni attraversa la disarmonia quotidiana, forte della propria capacità di assorbire i guai con un sorriso, uomo all’apparenza senza qualità ma invece pronto a stemperare problemi e arrabbiature grazie ad uno sguardo, a un gesto impercettibile, all’abbandono al ricordo. Incapace di dire di no all’anziana mamma, trasmette una comicità timida e romantica, il prototipo di una persona che «vive e lascia vivere», con tutti i pregi e i difetti che ne seguono. Un certo tono amarognolo e trasognato percorre il girovagare del protagonista nelle Roma estiva tra strade piccole e grandi parchi. Forse si tratta di uno scenario onirico, ma è anche questo un modo per difendersi dalle intemperie quotidiane. Non c’è differenza tra il Gianni personaggio e il Gianni uomo di oggi. «La continuità tra vita reale e finzione cinematografica, questo non staccare i personaggi dalla loro vera esistenza, è talvolta difficile, ma quando funziona, permette di catturare momenti straordinari».

14 febbraio 2011

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