La Commissione europea ha respinto “Uno di noi”

All’indomani delle elezioni, bocciata l’iniziativa popolare su scala comunitaria per una proposta di legge a tutela dell’embrione. Carlo Casini: «Non si illudano di avere messo in cantina la questione» di R. S.

Dall’Unione Europea è arrivato un secco “no” all’istanza rappresentata dai cittadini con l’iniziativa “Uno di noi”, sostenuta dai movimenti pro – life e accompagnata da 1 milione e 700mila firma. L’esecutivo di Bruxelles infatti ha deciso di non presentare una proposta legislativa per la protezione dell’embrione nei settori competenza. «Con l’iniziativa Uno di noi – si legge in una nota della Commissione – è stato chiesto all’Unione europea di smettere di finanziare attività che implicano la distruzione di embrioni umani, in particolare nei settori della ricerca, degli aiuti allo sviluppo e della salute pubblica»

I promotori dell’iniziativa hanno raccolto le firme necessarie per proporre una iniziativa di legge su scala comunitaria, esponendo le proprie ragioni all’esecutivo dell’Unione il 9 aprile e dinanzi all’Europarlamento il giorno successivo. Ma ora la Commissione, all’indomani delle elezioni europee, conclude che «l’esistente quadro di finanziamento, recentemente discusso» per il periodo 2014-2020 «e concordato dagli Stati membri e dal Parlamento europeo, è quello appropriato».

A spiegare le ragioni della Commissione è Máire Geoghegan-Quinn, Commissaria europea per la ricerca. «Ci siamo impegnati a studiare questa iniziativa dei cittadini e abbiamo dato alla richiesta tutta l’attenzione necessaria – afferma -. Gli Stati membri e il Parlamento europeo hanno tuttavia deciso di continuare a finanziare la ricerca in questo settore per una ragione: le cellule staminali embrionali sono uniche e servono per cure che possono salvare la vita, e per le quali sono già in corso sperimentazioni cliniche». La Commissione, sottolinea, «continuerà ad applicare le rigorose norme etiche e le restrizioni vigenti per la ricerca finanziata dall’Ue, fra cui il divieto di finanziare la distruzione di embrioni».

Per Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita e del disciolto Comitato italiano per Uno di noi, la risposta della Commissione europea conferma «quel deficit di democrazia che rappresenta il problema più grave che affligge la Ue e che pone a rischio il futuro del grande sogno europeo. Hanno ignorato – continua – una volontà popolare diffusa che avrebbe meritato ben altra attenzione ed almeno un serio dibattito nelle aule dell’Europarlamento che fino a prova contraria è l’unica istituzione eletta dal popolo».

I «burocrati» d’Europa, il commento di Casini, «hanno sfoggiato la migliore saccenza di cui sono capaci negando che altri oltre loro stessi siano in grado di decidere su una questione che, comunque la si guardi, è dirimente del livello di umanità della società che si vorrebbe costruire». Tutto questo poi nel «vuoto di potere democratico, con il Parlamento sciolto e non ancora ricostituito e dribblando le elezioni che avrebbero potuto essere segnate dalla giusta indignazione popolare».

Senza entrare nella sostanza delle richieste presentate, osserva ancora il presidente del Movimento per la vita, gli stessi «burocrati» hanno affermato « attraverso argomentazioni non vere» che «l’Europa già difende la vita ed i diritti di tutti i suoi figli. Si sono così sottratti al confronto sulla domanda fondamentale: l’embrione è o non è uno di noi?». L’avvertimento: «Non si illudano di aver messo definitivamente in cantina la questione». L’esperienza di Uno di noi infatti ha già partorito un’associazione sovrannazionale che, ereditandone il nome, riunisce tutte le associazioni pro life dei 28 Paesi europei e che col nuovo Parlamento« riprenderà le fila della mobilitazione per i diritti umani e per la loro estensione a tutti gli esseri umani senza eccezioni e condizioni».

28 maggio 2014

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