La coppia e la crisi

di Angelo Peluso

La crisi è determinata da un evento di qualsiasi natura che rompe un equilibrio reale o presunto tale. È importante capire il significato che viene dato individualmente all’evento stressante in relazione a se stesso, alla coppia, al lavoro e ad ogni possibile riflesso di qualsiasi natura. A questo si aggiunge la minore o maggiore capacità della coppia di trovare le risorse, le risposte condivise .

Gli aspetti fondamentali della relazione conflittuale sono legati alle modalità di affrontare il conflitto all’interno del rapporto coniugale, in particolare le cosiddette tattiche di impegno (con cui i due partner affrontano la discussione sui punti fonte di crisi) e quelle di evitamento (che di fatto spingono i coniugi a non affrontare gli argomenti fonte di possibili crisi per presunti vantaggi secondari che si hanno dalla relazione di coppia).

Il tema stesso del conflitto crea uno stato emotivo negativo proprio perché tutto ciò che sfugge al proprio controllo crea ansia, stress e insicurezze di ogni genere, rimettendo in discussione tutte le proprie iniziative e le scelte fatte anche in ambiti talvolta non collegati all’evento che sta creando tensione.

La diversità in particolare assume immediatamente i connotati del tradimento e dell’abbandono. Nel rapporto di coppia, soprattutto nei momenti di crisi, riaffiorano i ruoli di madre e di padre che, pur negati consapevolmente, esprimono la richiesta-pretesa di ciascuno dei due che l’altro soddisfi i suoi bisogni di bambino, incapace di stare da solo e di reggere la minacciata separazione.

Ogni persona ha un soggettivo livello di vulnerabilità di fronte ad un evento non prevedibile ed anche un suo peculiare potere rigenerativo cioè una sua specifica capacità di reazione in occasione di eventi stressanti.

Le ricerche scientifiche evidenziano come dopo ogni fase di stress ci sia un periodo di disorganizzazione e un periodo attivo di ricerca per raggiungimento di un nuovo livello di organizzazione.
La verità è che molto spesso manca sin dall’inizio un “progetto di coppia”. Questo significherebbe non fare necessariamente delle cose in comune, ma “sentire” la sintonia con l’altro anche nella diversità, il che permetterebbe di trasmettere le proprie esperienze, accettare il confronto, non aver paura di cedere qualche volta, saper superare la quotidianità, non usare i figli contro il partner o per comunicare con luilei, non creare bambini inascoltati.

Il malessere interiore talvolta nasce nella storia personale di ognuno e quindi ben prima della relazione di coppia: le tante possibili forme di incomunicabilità costruite in precedenza si accentuano ed esplodono successivamente, quando con il partner emergono forti differenze. Sembrerà assurdo, ma spesso non si ha nemmeno la consapevolezza di cosa si stia cercando realmente e l’incolpevole partner paga colpe non proprie e viene investito di aggressività immeritata.

Il vuoto interiore del passato riesplode prepotentemente e si cerca di scaricare la responsabilità proprio sul partner, non avendo il coraggio di guardare alla propria storia di vita e alle responsabilità di altri (da anomalie affettive vissute nella famiglia di origine a esperienze negative precedenti).

L’amore non è bello se non è litigarello, recitava uno slogan di qualche anno fa. In effetti il litigio può assumere connotati positivi se diventa occasione di confronto senza mai mettere in dubbio il rispetto per l’altro. Una coppia pertanto deve far tesoro di questi momenti destabilizzanti per fortificare con maggior maturità il proprio legame e diventare realmente quel “modello relazionale positivo” per i figli.

Non ci deve essere alcun imbarazzo o sentimenti di inadeguatezza, se talvolta necessita chiedere a un consulente esterno una guida momentanea per far ordine al fine di raggiungere un equilibrio soddisfacente.

16 gennaio 2009

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