La coppia verso la terza e quarta età

di Angelo Peluso

I progressi della tecnica e della ricerca in medicina hanno dato a tutti la speranza che invecchiare è qualcosa che appartiene solo alle generazioni passate. Sono solo un ricordo le fotografie dei nostri nonni se ogni giorno guardando la televisione vediamo noti cantanti e attrici che ben oltre i 60 anni sembrano poco più che quarantenni!

Molte attese magiche sono state riversate per esempio sugli ormoni. Uno dei più discussi tempo fa è stato il “deha” al quale si attribuiscono le seguenti capacità : dà energia, aumenta la libido, ripristina la memoria, ringiovanisce il sistema immunitario, allenta lo stress, combatte il cancro, previene le malattie cardiache, riduce il grasso, è una terapia per la menopausa, contribuisce a cancellare le rughe, contribuisce a risolvere la secchezza oculare.

Se è lecito curare il corpo per affiancarlo ad un altrettanto spirito giovanile, bisogna stare attenti a non essere “strumentalizzati e sfruttati commercialmente” da magiche tecniche cosmetiche, da farmaci miracolosi (proposti anche in televisione nelle tarde ore serali o da incisive campagne pubblicitarie) o da presunte amicizie via telefono che dietro il messaggio di “dare compagnia e affetto a chi è solo” nascondono la trappola di costose bollette su cui basano il loro guadagno.

Il vero bisogno di queste persone è quello di avere tenerezza e poter avere un ruolo ancora vivo in famiglia e nella società. Bisogna abbattere i falsi miti magici proposti dai modelli televisivi che fanno molto male proprio come per l’adolescente che non riesce ad imitare adeguatamente il suo idolo. Questo significa, quindi, superare i confini della performance a tutti i costi che altrimenti finisce con l’ampliare il più diffuso fenomeno della depressione.

Caratteristico della depressione nella terza età è il senso di perdita generato dalla percezione dell’indebolimento delle capacità psico-fisiche e dal determinarsi dell’invecchiamento corporeo: in poche parole si apre la ferita narcisistica per la perdita della propria giovinezza.

Inoltre l’esperienza del lutto, che è una depressione funzionale caratterizzata dal dolore per la perdita di una persona cara, produce una grande sofferenza psichica che l’anziano prova più volte e con maggiore frequenza nel corso degli anni, sperimentando una dolorosa solitudine. Tanto è maggiore l’identificazione con la persona amata che si è persa, tanto è lungo e complesso il processo di elaborazione del lutto.

Nella depressione non c’è piacere per la relazione, poiché si concretizza la morte stessa del bisogno del piacere, che viene sopraffatto dal senso di morte. Nel periodo della vita dopo i 65 anni circa comincia una sorta di fase in cui inizia il confronto dell’individuo con il passare del tempo per cui si fa ancora più attenzione ai mutamenti corporei (comparsa di rughe, capelli bianchi, ecc.).

Affrontare queste nuove fasi con serenità è quasi sempre il risultato degli investimenti affettivi degli anni precedenti. Possiamo dire che una coppia può definirsi matura nel momento in cui stabilisce una convivenza accettabile, riesce ad adeguare le risorse di cui dispone in funzione della nascita e dell’educazione dei figli, riesce a sostenere nei figli il complesso ed articolato processo intrapsichico, relazionale e sociale di svincolo dalla famiglia d’origine, riesce a svincolarsi a sua volta dalla prole divenuta autosufficiente, adeguando i ruoli rispettivi e ridistribuendo gli interessi, anche in funzione della sospensione dell’attività lavorativa col pensionamento.

Ma a tutto questo deve accompagnarsi un’attenta presenza delle istituzioni e soprattutto valorizzare le potenzialità dell’anziano coinvolgendolo sempre più in molteplici attività sociali.

27 febbraio 2009

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