Le catacombe monumento alla speranza dell’eternità

di Marco Frisina

Nell’itinerario della «visita alle sette chiese», San Filippo Neri aveva inserito una delle più illustri e antiche basiliche romane, quella di San Sebastiano sulla via Appia. La tradizione vuole che qui venissero conservate le reliquie dei Santi Apostoli Pietro e Paolo prima della costruzione delle loro basiliche in epoca costantiniana, per proteggerle dalle persecuzioni e dalle devastazioni degli imperatori. Certamente questo luogo respira la fede e la preghiera dei secoli e, potremmo dire oggi, dei millenni cristiani. Le catacombe e i luoghi sotterranei sono ricchi di decorazioni e affreschi, di lapidi e iscrizioni che ci parlano della fede intrepida dei nostri padri e nello stesso tempo ci mostrano la nascita di un’arte nuova, capace di rinnovare gli antichi simboli con la vitalità del nuovo messaggio cristiano. Un luogo di sepoltura, una «necropoli», come dicevano i pagani diventa un coemeterium, un dormitorio in cui i martiri attendono la risurrezione. Lì dove la persecuzione aveva mietuto le sue vittime, dove la sofferenza di tanti innocenti sembrava aver prevalso su tutto, la fede della Chiesa ha diffuso la pace edificando un monumento all’amore di Cristo e alla speranza della vita eterna. La bellezza di questi luoghi non è semplicemente estetica ma sgorga dalla luminosa testimonianza della fede che da essi promana e che ha illuminato i santi come Filippo Neri e tanti altri che hanno trovato in questi luoghi nutrimento e sostegno per la loro testimonianza e la loro missione.

1 marzo 2009

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