La cupola del Pantheon ci immerge nel cielo
di Marco Frisina
Intorno al 27 a. C. Agrippa, genero dell’imperatore Augusto, fece edificare un tempio a tutti gli dei protettori della famiglia Iulia, più tardi chiamato «Pantheon», cioè dedicato «a tutti gli dei». L’edificio fu ricostruito ai tempi di Adriano, che ideò la rotonda e la meravigliosa cupola che divenne immediatamente oggetto di ammirazione e di studio da parte di tutto il mondo antico e rimase esempio insuperabile di arditezza ingegneristica e architettonica. La cupola rappresenta simbolicamente la volta celeste e con il suo oculo aperto verso il cielo ci spinge a guardare oltre l’edificio e ad immergerci nella luce abbagliante del sole. Essa fu realizzata in una sola gittata e costruita con espedienti architettonici che favorissero l’alleggerimento della struttura, come i cassettoni interni e l’assottigliamento della parte superiore, unito alla scelta di materiali sempre più leggeri fino all’oculo centrale. Nel 608 l’imperatore Foca donò il tempio al Papa Bonifacio IV, che lo dedicò ai Martiri e a Maria loro Regina. Tutti gli artisti del Rinascimento vollero emulare gli architetti antichi innalzando le loro cupole ad imitazione del Pantheon, dal Brunelleschi al Palladio, da Michelangelo al Bernini. I bronzi dei capitelli e delle trabeazioni servirono più tardi per il Baldacchino di San Pietro e per i cannoni di Castel Sant’Angelo. Sollevando gli occhi verso l’oculo aperto sull’azzurro sentiamo ancora tutto il fascino di questa cupola immensa che ci immerge nel cielo.
8 giugno 2009