La famiglia di Salvatores tra verità e finzione

Nelle sale arriva “Happy family”, commedia spiazzante di un autore alle prese con una sceneggiatura e personaggi che interagiscono pirandellianamente di Massimo Giraldi

Nel 2008 avevamo lasciato Gabriele Salvatores (premio Oscar 1991 per “Mediterraneo”) alle prese con una cupa storia tra sopraffazione e vendette in “Come Dio comanda”. Lo ritroviamo oggi con il film “Happy family”, in sala dal 26 marzo.

Il cambiamento è notevole. Intanto dal profondo Nord Est ci spostiamo a Milano, città viva e vibrante. Poi l’approccio: all’inizio Enzo, 38 anni, il protagonista si rivolge allo spettatore, dichiarando il proposito di scrivere una storia da cui fare un film. A poco a poco emerge un gruppo di personaggi che interagiscono ma che, pirandellianamente, rischiano di restare senza autore. Due famiglie entrano in contatto perché i rispettivi figli sedicenni vogliono sposarsi. Ma nella cena per conoscersi meglio, si ritrova anche Enzo. Incertezza, paura si insinuano tra i sentimenti. Quando sembra che tutto si fermi, il racconto riprende.

I personaggi vogliono vivere, e magari morire, ma provare emozioni. “Happy family” è una storia spiazzante. Come un diario della precarietà contemporanea, tra buon vivere e voglia di fuga. La famiglia si propone come una comunità magari disordinata ma alla quale voler bene. Quella della finzione come presupposto di quella vera. E la realtà supera spesso la fantasia.

22 marzo 2010

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