La “Finestra per il Medio Oriente”
Obiettivo: favorire la pace e la comunione tra le chiese sorelle cristiane e tra ebraismo, cristianesimo e «musulmanesimo» di Claudio Tanturri
Scheda: l’ultima lettera di don Andrea Santoro pubblicata sul numero di febbraio del giornale “Finestra per il Medio Oriente”
Un gruppo di approfondimento, preghiera e dialogo finalizzato alla conoscenza e all’incontro tra il Medio Oriente e il nostro mondo occidentale. È questo, in sostanza, la “Finestra per il Medio Oriente”, l’associazione fondata da don Andrea Santoro nel 2003 con l’obiettivo di «riscoprire il flusso di linfa che unisce la radice ebraica e il tronco cristiano e incoraggiare un dialogo sincero e rispettoso tra il patrimonio cristiano e il patrimonio musulmano, una testimonianza del proprio vivere e sentire».
L’attività fondamentale di questo gruppo, racconta Luciana Papi, una delle più strette collaboratrici di don Andrea, «è favorire il rispetto, la pace e la comunione tra le chiese sorelle cristiane e tra l’ebraismo, il cristianesimo e il musulmanesimo, senza nulla togliere alla testimonianza e all’annuncio pieno della fede e della vita cristiana». Il fine dell’attività di don Andrea era infatti quello di «provocare sentimenti di stima e di reciproca accettazione delle rispettive diversità. Perché, come amava ripetere, ognuno «può manifestare e offrire il proprio patrimonio, riconoscendo agli altri gli stessi diritti ed esercitando gli stessi doveri». L’importante è «raccogliere e far circolare testimonianze vive di chi è presente in quella parte del mondo o di chi vi si reca». E proprio per favorire questo, che lui definiva uno «scambio di doni spirituali tra questo mondo medio orientale e il mondo occidentale», organizzava giornate di studio e incontri di preghiera a Roma, in coincidenza con i suoi rientri in Italia. Gli ultimi, quelli organizzati nell’ultima settimana di gennaio: quattro giornate di studio al Battistero di San Giovanni e una di ritiro al Seminario Maggiore.
«Ogni settimana di incontro – spiega Luciana – seguiva uno schema programmatico ben preciso: tre appuntamenti di studio, catechesi e testimonianza, e l’ultimo giorno dedicato al ritiro di preghiera sulle tematiche di volta in volta proposte». “Matrimonio e famiglia nell’ebraismo” il filo conduttore dell’ultimo ciclo di incontri guidato da don Andrea dal 24 al 27 gennaio scorsi e terminato con il ritiro spirituale sugli “Esempi di vita familiare nell’Antico Testamento”. Tra i partecipanti invitati a dare la propria testimonianza anche una famiglia di religione ebraica e Renza Fozzati, del Servizio internazionale di documentazione sulle relazioni ebraico-cristiane (Sidic). «A maggio don Andrea ci aveva detto che sarebbe rientrato a Roma – dice Luciana – e in quella settimana avremmo meditato su “Matrimonio e famiglia nell’Islam”. Avevamo già stretto i primi contatti con una coppia di religione islamica della Capitale che avrebbe partecipato raccontando la propria esperienza».
Tra le attività della “Finestra per il Medio Oriente” vanno anche ricordate la redazione di un giornalino semestrale, il sito internet e la realizzazione di un calendario sinottico con le festività religiose ebraiche, cristiane e islamiche. Sul calendario, accanto all’indicazione e alla spiegazione delle festività religiose, anche quella delle ricorrenze civili: «Si tratta spesso di feste – scriveva don Santoro nell’introduzione – che celebrano vittorie contro nazioni vicine o comunque eventi bellicosi. Le segnaliamo perché è utile per tenere a cuore quella storia travagliata e farsene carico, oltre che nella memoria, anche nella preghiera». Il tema del calendario 2006: «Medioriente incontro di fede. Silenzio e deserto». Alla domanda postagli due settimane fa sul perché di questo argomento rispose che «è solo dal silenzio e dal deserto – quello fisico o quello interiore o entrambi – che nasce un uomo nuovo, capace di stare in mezzo agli uomini, di annunciare una parola e indicare una direzione».
Don Andrea Santoro era rientrato a Trebisonda il 31 gennaio. «Aveva l’influenza – racconta Luciana Papi –, ma era voluto andare ugualmente in Turchia perché il 2 febbraio, solennità della Presentazione di Gesù al Tempio, ci disse che avrebbe dovuto celebrare la festa patronale della parrocchia di Santa Maria insieme alla piccola comunità cattolica e a quella ortodossa».
6 febbraio 2006