«La gatta» di Williams: il risultato non delude

Eclisse dei sentimenti, bramosia del possesso e istinti bruti. Al Quirino i drammi a cui il cinema diede veste pregiata di Toni Colotta

Eclisse dei sentimenti, bramosia del possesso, istinti bruti: questo ci richiama alla memoria «La gatta sul tetto che scotta» di Tennessee Williams, ora al Quirino. Visto che dello stesso autore l’Eliseo offre «Improvvisamente l’estate scorsa», non troppo distante nei contenuti, dobbiamo pensare che i nostri teatranti considerino una siffatta patologia esistenziale consona al nostro tempo. Ammesso e non concesso, fatta salva la teatralità efficace della scrittura di Williams, ci sembra che quel disagio sia ancorato agli anni ’50, in cui il cinema Usa seppe dare a questi drammi veste registica pregiata e interpreti di valore: per «La gatta» Brooks, la Taylor e Newman principalmente. La compagnia in scena al Quirino si sta impegnando da tempo nel recupero teatrale di pellicole che fecero epoca, e qui il risultato non delude. Anzi attenua l’estremismo amorale del tetro melodramma che si consuma intorno ad un ricco possidente a due passi dalla morte, per mettere le mani sull’eredità. Si staglia la figura di Maggie per autenticità di sentimento amoroso, e per l’interpretazione ardente di Mariangela D’Abbraccio nell’essenziale regia di Francesco Tavassi.

23 ottobre 2005

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