San Luca Evangelista

Una comunità unita sotto il segno di sei sestieri: appena concluso il Palio che coinvolge tutto il Prenestino di Gianluigi De Palo

«Qualche tempo fa il nostro slogan era: aggregare per evangelizzare. Oggi, a distanza di qualche anno, ci siamo aggiornati, trasformandolo in riaggregare per rievangelizzare». Don Remo Bonola, il parroco di San Luca Evangelista al Prenestino, sa bene di svolgere il suo ministero in una realtà non facile. Trentacinquemila anime non sono poche, soprattutto se sono concentrate in un’area vasta, popolosa e popolare come quella delimitata dalle vie Prenestina e Casilina. «In questo quartiere – sorride – abbiamo gli stessi abitanti di una città come Nuoro». E sarà per questo, anche per cercare di mettere nuovamente insieme uomini e donne di buona volontà, che in una società individualista come la nostra tendono ad ignorarsi sempre di più, che il territorio parrocchiale è stato diviso in sei zone, denominate sestieri.

Il Palio dei sestieri
Questi sei spicchi pastorali, legati ad un nome e ad un simbolo preso dal Vangelo di San Luca (il cedro, la volpe, la spiga, la lucerna, la perla e il giglio), da diciotto anni si incontrano e si “scontrano” annualmente nelle attività della parrocchia. Dalla marcia dei Magi, che coinvolge nel giorno dell’Epifania tutto il quartiere nella raccolta di dolciumi da portare ai bambini più bisognosi, al carnevale dei sestieri con tanto di carri allegorici; dalle olimpiadi che solitamente di svolgono in maggio nell’oratorio della parrocchia, al palio che prevede la partecipazione dei cavalieri di Velletri.

Il XVII palio, conclusosi domenica, è stato vinto dal sestiere della Volpe: «A giudicare dalla partecipazione della gente – spiega don Remo – , ogni anno c’è una grande attesa attorno a questa festa. È chiaro che la divisione in contrade è una provocazione, un pretesto lanciato alla comunità perché si unisca e si aggreghi in comunione. La cosa più importante, infatti, è la preparazione annuale che svolgiamo in parrocchia o in alcune case in cui approfondiamo, alla luce della Parola di Dio, il simbolo del sestiere». Nella lettera inviata a tutti i parrocchiani, infatti, don Remo ha richiamato l’intera comunità ad unirsi per risvegliare il quartiere.
La “squadra” a disposizione di don Remo è ben organizzata: oltre a lui, sei sacerdoti tra vice-parroci e collaboratori. La Messe è sempre stata molta e per questo, nel 1996, la chiesa alta 15 metri venne divisa mediante la costruzione di un pavimento a cinque metri di altezza. Al piano terra prese posto una cappella feriale, e quattro grandi saloni. Al piano di sopra, invece, venne realizzata la grande chiesa parrocchiale, alta circa dieci metri. La domenica, infatti, vista la partecipazione dei fedeli alla Messa, alcune delle 17 celebrazioni vengono officiate contemporaneamente. «La nostra parrocchia – spiegano alcuni giovani – nel quartiere è un vero e proprio punto di riferimento. È l’unica realtà aggregante che riesce a far sentire la sua voce, che propone attività, che porta una parola di speranza alle migliaia di famiglie che abitano in questa zona».
E se anche a San Luca il dopo cresima è un punto nevralgico della pastorale, il numero elevato dei bambini che si preparano alla comunione e alla cresima fa riflettere: «Quelli più piccolini sono circa duecentocinquanta – conferma Giulia, una delle signore che si occupa della segreteria – mentre i cresimandi sono 410». Oltre all’iniziazione cristiana, poi, non mancano i gruppi giovanili, di cui si occupa il vice parroco don Marco Rocci, e il gruppo degli adulti, seguito personalmente dal parroco. Le comunità neocatecumenali, che hanno anche il loro sito di riferimento, sono sei. «Questo – continua don Remo – è un quartiere molto particolare, socialmente e culturalmente disomogeneo. A Messa o nei gruppi possono trovarsi gomito a gomito il poveraccio disoccupato e il miliardario. Senza dimenticare i grandi problemi della droga e dell’immigrazione».

Sostegno ai deboli e cultura
Per questo, alcune sale della parrocchia, vengono utilizzate dalla Comunità Incontro di don Gelmini, che si occupa del recupero di tossicodipendenti. Senza dimenticare l’importanza del gruppo Sicomoro, che il pomeriggio propone attività ludico-ricreative ai portatori di handicap. Intorno alla chiesa alcuni ragazzi giocano a pallone nel campo di calcio dell’oratorio, mentre altri stanno smantellando gli stand in cui ogni sestiere ha proposto un piatto tipico. L’accesso al bellissimo teatro, con tanto di buca per l’orchestra, è indipendente. Dal palco in legno si scorge la bacheca dei trofei vinti dai singoli sestieri. Appena fuori un campo di bocce e un piccolo bar parrocchiale dove si ritrovano i pensionati. «È vero – sorride don Remo – la parrocchia è chiamata a testimoniare Gesù in un quartiere storicamente difficile e molto popoloso, ma noi siamo battaglieri e amiamo il rischio e la lotta».

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