La maestosità dell’antico ospedale dei sassoni

Santo Spirito in Saxia, struttura dimenticata accanto a via della Conciliazione. Costruita nel 727 dal re dei Sassoni per dare assistenza ai pellegrini di Marco Frisina

Accanto a via della Conciliazione, prospiciente il ponte Vittorio e il Lungotevere sorge uno di quegli edifici romani che spesso guardiamo senza osservare e di cui a volte ignoriamo addirittura l’identità e la destinazione: parliamo dell’antico ospedale di Santo Spirito in Saxia. Il re dei Sassoni Ina lo fece costruire nel 727 per l’assistenza dei pellegrini provenienti dalla sua nazione; l’edificio svolse il suo compito nei secoli successivi fino alla ristrutturazione ad opera di Sisto IV.

In quest’epoca l’ospedale divenne un’istituzione cittadina di prim’ordine in un tempo in cui i malati venivano per lo più abbandonati a loro stessi, il Papa invece realizzò una grande opera architettonica e artistica per accogliere i sofferenti. I convegni e gli incontri che oggi si svolgono in questi locali godono della loro bellezza e dell’alto significato umanitario e spirituale. Le sale furono affrescate da maestri umbri del XV secolo e il tiburio, che si innalza al centro dell’edificio, rappresenta l’apice della costruzione con la sua maestosa bellezza sottolineata dagli affreschi e dalle decorazioni interne.

È particolarmente significativo che un luogo di sofferenza e di carità sia stato concepito in questa maniera esteticamente grandiosa e maestosa, soprattutto per noi, abituati oggi alla fredda e inospitale realtà dei nostri luoghi di cura, spesso fatiscenti e sporchi. La bellezza di questo luogo ci parla di civiltà e di fede, di arte e di compassione, in un unico afflato spirituale in cui si manifesta lo Spirito d’amore.

24 maggio 2010

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