La nuova chiesa con il Papa
Benedetto XVI ha consacrato il nuovo complesso parrocchiale di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi di Graziella Melina
«Altri 50 e poi basta». L’indicazione del personale addetto all’accoglienza è perentoria. Domenica 16 dicembre la chiesa è gremita. Di posti a sedere neanche a parlarne. Ma la gente continua ad arrivare. E si ferma davanti alle transenne. Senza obiettare. Il freddo si fa sentire parecchio. Ma la comunità che vive al suburbio Portuense non ci fa caso. Sono le 7 e mezza del mattino e in centinaia, a gruppetti, si dirigono a passo veloce verso la nuova chiesa. Da alcuni balconi sventolano grandi coperte ricamate, in segno di accoglienza. Ai lati della strada, tantissime locandine di benvenuto.
In chiesa, in tanti si avvicinano a salutare il parroco, don Gerard Charles Mc Carthy, che abbraccia tutti, e sorride. La comunità resta in attesa per quasi due ore. Poi un forte applauso, che arriva da fuori, rompe il silenzio: Benedetto XVI, atteso per la dedicazione della nuova chiesa di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi, è finalmente arrivato. Gli applausi ora si moltiplicano, mentre si avvia verso l’altare, insieme al cardinale vicario Camillo Ruini, al vescovo ausiliare Ernesto Mandara, segretario dell’Opera romana per la preservazione della fede e la provvista di nuove chiese in Roma, al vescovo ausiliare del Settore Ovest, monsignor Benedetto Tuzia, al vescovo di Fulda, monsignor Josef Algermissen, a monsignor Carlo Liberati, arcivescovo–prelato di Pompei.
«Quest’oggi», terza domenica di Avvento, domenica della “gioia”, dice il Papa durante l’omelia, «c’è per noi un ulteriore motivo di rallegrarci», perché la nuova chiesa parrocchiale «sorge sullo stesso luogo dove il mio amato predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, l’8 novembre 1998, celebrò la Santa Messa in occasione della sua visita pastorale alla vostra comunità». «Mi unisco volentieri anch’io alla vostra legittima soddisfazione di avere finalmente una vostra chiesa accogliente e funzionale», costruita proprio in un luogo di «fulgide testimonianze cristiane».
Proprio in questa zona, infatti, si trovano le catacombe di Generosa, dove, ricorda il Pontefice, «la tradizione vuole siano stati sepolti tre fratelli – Simplicio, Faustino e Viatrice (Beatrice) – vittime della persecuzione scatenata nell’anno 303». Le loro reliquie sono conservate, in parte a Roma nella chiesa di San Nicola in Carcere e a Monte Savello, e in parte a Fulda, in Germania. «I giovani martiri che allora morirono per rendere testimonianza a Cristo – afferma il Papa rivolto ai fedeli – non sono forse un potente stimolo per voi, cristiani di oggi, a perseverare nel seguire fedelmente Gesù?».
Benedetto XVI ringrazia il cardinale Ruini e monsignor Mandara per il contributo della diocesi di Roma, impegnata da ormai molti anni «per assicurare a ogni quartiere di una città in costante crescita adeguati complessi parrocchiali»; i «tanti fedeli e cittadini di buona volontà» e le «pubbliche istituzioni» che hanno collaborato alla costruzione del nuovo centro parrocchiale che si aggiunge «agli oltre cinquanta già funzionanti».
Ma come suggerisce l’evangelista Giovanni, sottolinea il Pontefice, «la comunità vivente è più sacra del tempio materiale che consacriamo». Di qui l’invito alla preghiera, e a «valorizzare ogni opportunità che offrono la liturgia, la catechesi, e le molteplici attività pastorali, caritative, missionarie, e culturali che conservano “giovane” la vostra promettente parrocchia». E la comunità ricomincia ad applaudire. Intanto hanno inizio i vari riti di dedicazione: la deposizione dell’urna con le reliquie di San Colombano, San Carlo Borromeo e Santa Maria Faustina Kowalska, quindi l’unzione, l’incensazione e l’illuminazione dell’altare e della chiesa.
Tanta la commozione tra i fedeli: «Un avvenimento molto bello che mi ha molto emozionata», racconta Anna Nigro. «È stato bellissimo, è il secondo Papa che viene in questa chiesa. Siamo stati fortunati e privilegiati», le fa eco Gabriella Gabriele. «Molto belle le parole del Papa, di gioia e di incoraggiamento per noi», aggiunge Maria Alda Falaschi, che ha seguito la celebrazione insieme al marito e ai suoi 4 bimbi. Simonetta Pasquetti, invece, è rimasta fuori. «Siamo arrivati tardi e la chiesa era piena», dice. Ma è contenta lo stesso: «È bello poter vedere il Papa da vicino e sentire questa grande emozione». Accanto a lei il piccolo Edoardo, 5 anni e mezzo. Con orgoglio tira fuori dalla tasca un piccolo bambinello. «Ha aspettato fuori il Papa per farlo benedire», ci spiega la mamma. E ora che c’è riuscito, se torna a casa tutto contento.
18 dicembre 2007