La preghiera e il ricordo della comunità di Villa Fiorelli
A Santi Fabiano e Venanzio la camera ardente. Mons. Moretti: «La sua memoria diventa responsabilità» (foto Omniroma) di Rosario Capomasi
“Una vita per gli altri, grazie don Andrea”. I cartelloni con l’immagine di don Santoro campeggiano ai bordi delle strade del quartiere, la cui partecipazione e commozione emerge dallo scrosciante applauso che accompagna l’ingresso della salma nella chiesa parrocchiale dei Santi Fabiano e Venanzio. Volti segnati dall’incredulità e dal dolore, qualche lacrima asciugata in fretta. Le parole delle centinaia di fedeli convenuti fin dalle prime ore del mattino davanti al sagrato della chiesa, insieme a giornalisti di radio e tv, sono il riflesso dell’enorme eredità di affetti lasciata da don Andrea. «Di lui ricordo il grande carisma – racconta Damiano, del servizio d’ordine –: le sue parole trasmettevano un’enorme forza che trascinava chi gli stava davanti, senza però porsi in maniera distaccata dalla persona. Don Andrea ascoltava gli altri con umiltà e disponibilità ».
Le considerazioni di Damiano trovano eco in Amedeo, parrocchiano di lunga data: «Era una persona semplice, amabile. Di primo impatto sembrava distaccato ma poi ti accorgevi della sua enorme umanità». E ricorda un episodio in particolare: «In seguito a un’incomprensione con un ragazzo da cui venne offeso pesantemente, ebbe l’umiltà di cercarlo per chiedergli scusa. Questo era don Andrea». Del suo apostolato, della sua carità cristiana verso il prossimo («Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero», riporta un manifesto citando la prima Lettera di Paolo ai Corinzi) ha beneficiato anche Tommaso, ragazzo della comunità “Nuovi Orizzonti” che invita i presenti a testimoniare con una firma l’omaggio al sacerdote assassinato. «A padre Santoro devo tutto. Fu lui – ricorda – a ideare e rendere operativo il centro di prima accoglienza di questa parrocchia. Grazie a lui tanti giovani sbandati sono stati salvati da una sorte peggiore e neanche io so se ce l’avrei fatta senza il suo aiuto. Da oggi siamo tutti un po’ più soli».
Toccanti anche le frasi di Giampiero, che conobbe don Andrea durante il corso prematrimoniale: «La sua tenacia, unita ad una grande capacità organizzativa, mi colpì più di ogni altra cosa. Era sempre il primo a promuovere attività ricreative per i parrocchiani, soprattutto anziani, feste, celebrazioni e gite nei luoghi di pellegrinaggio ». Fra’ Gustavo Alvez, brasiliano, accompagnatore del Padre provinciale dei Cappuccini dell’Umbria, Ennio Tiacci, commenta: «Non conoscevo personalmente don Santoro ma sono rimasto enormemente colpito dalla lettera inviata al Papa, da cui traspare tutta la sua energia e carità cristiana, e soprattutto la sua anima».
L’anima di don Andrea, quella che monsignor Luigi Moretti, nell’omelia della Messa celebrata dopo l’ingresso del feretro in chiesa, raccomanda al Signore: «Il nostro fratello ha testimoniato fino all’estremo sacrificio il messaggio evangelico di dedicarsi al prossimo, facendosi martire nel nome di Dio. La nostra è una preghiera di lode all’Altissimo per averci dato don Andrea e per averlo innalzato agli onori della gloria. La sua memoria nei nostri confronti diventa benedizione, impegno, responsabilità ma soprattutto esempio di come vivere in comunione con Dio. Questo – conclude il presule – non deve essere mai dimenticato da chi vuole farsi partecipe della carità verso il prossimo».
(foto Omniroma)
9 febbraio 2006