La primavera araba e i germogli di democrazia
Il convegno organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio dedicato alle rinascite post rivoluzionarie nei Paesi del Mediterraneo ha fatto il punto sulla possibilità di nuovi rapporti tra Occidente e mondo musulmano di Jacopo D’Andrea
Democrazia, dialogo e cooperazione tra sponde diverse del Mediterraneo. Questi i tre principi base che dovrebbero sostenere le rinascite post rivoluzionarie delle nazioni della “Primavera araba”. È quanto emerge dal convegno “Primavera araba, verso un nuovo patto nazionale” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, che si è svolto ieri, 29 febbraio, nella sua sede storica di Trastevere. Un’intera giornata di dibattiti che hanno coinvolto numerose personalità religiose, politiche e del mondo dell’informazione di nazioni toccate dai fermenti rivoluzionari come la Libia, l’Egitto, e la Tunisia. Una delle personalità più significative del movimento dei Fratelli musulmani egiziani Abdul-Rahman al-Barr ha sottolineato come sia importante che «Dio abbia creato il pluralismo e la diversità, dunque la presenza dell’altro è necessaria. Lo stesso Corano indica come irrazionale ogni forma di discriminazione». Dello stesso avviso il vescovo copto cattolico egiziano Botros Fahim Awad Hanna, che si è richiamato alla Pacem in terris di Papa Giovanni XXIII. Il presule ha invocato per il suo Paese «il dialogo interreligioso e l’accettazione dell’altro, perché la pace non significa solo mancanza di guerra ma anche costruzione».
Proprio il tema della rifondazione dello Stato fondato su principi democratici senza discriminazioni religiose è stato il punto fermo di quasi tutti gli interventi. A cominciare da quello del ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi, che ha evidenziato come «grazie anche alla primavera araba oggi abbiamo la possibilità di costruire un nuovo rapporto in cui cristiani e musulmani, Occidente e mondo musulmano, riscoprano valori di libertà e di democrazia. Nord e Sud del Mediterraneo – ha continuato – devono costruire un nuovo quadro democratico». L’analista politico libanese membro del Comitato nazionale di dialogo islamo-cristiano Mohammad Sammak ha ricordato come già dall’epoca di Maometto «ci fosse convivenza tra cristiani e islamici» e che l’applicazione della sharìa, la legge islamica religiosa, sul cristiano sia sbagliata anche perché «Dio non fa trionfare lo stato opprimente, anche se è musulmano: la giustizia ha la priorità sulla fede». Ai cristiani mediorientali si è rivolto invece il custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa, invitandoli a «non cercare più protezione o garanzia ma partecipazione piena. Senza paura, senza irenismi ipocriti e senza vittimismi isterici». Le persecuzioni che ci sono state , ha continuato, «non devono essere l’unico criterio di lettura. Evitare le generalizzazioni è la sfida principale che tocca i cristiani e il loro rapporto con l’Islam».
Nuove forme di cooperazione internazionale su basi paritarie devono nascere con i Paesi delle altre sponde del Mediterraneo. Il presidente della Commissione parlamentare italiana per la sicurezza Massimo D’Alema ha sottolineato come tra Paesi occidentali e arabi ci debba essere «un effettivo partenariato. Grandi sfide come i movimenti migratori di massa ci attendono insieme», ha evidenziato, soffermandosi sul fatto che queste nazioni «non devono essere considerate gendarmi» e che i flussi migratori «devono essere regolati secondo il rispetto dei diritti umani». Importante è «isolare i fenomeni di fondamentalismo».
L’ex ministro degli Esteri Franco Frattini ha evidenziato come la cooperazione tra Europa e Paesi arabi debba fondarsi sul «co-sviluppo e non sull’elargizione di somme a fondo perduto». Quindi ha lanciato l’idea di estendere anche a quest’ultime nazioni il progetto Erasmus di collaborazione interuniversitaria. «I giovani arabi che vengono qui da noi non sono pericolosi estremisti ma studenti che saranno la futura classe dirigente del loro Paese». A concludere la giornata di dibattiti, infine, il segretario generale della Farnesina Giampiero Massolo che ha ricordato come «il futuro delle democrazie arabe è in mano ai loro popoli». I Paesi occidentali «non devono interferire ma puntare a una forma di partenariato che costruisca una comunità euro mediterranea del tutto nuova».
1° marzo 2012