La santità di Giovanni Paolo II raccontata dal cardinale Dziwisz
A 8 anni dalla morte, Rizzoli dà alle stampe “Ho vissuto con un Santo”, scritto dall’arcivescovo di Cracovia insieme a Gian Franco Sviderocoschi. Ruini: «Ha mostrato il volto umano di Dio» di F. Cif.
Ci sono 40 anni di vita e di storia in “Ho vissuto con un Santo”, il libro scritto con Gian Franco Sviderocoschi dal cardinale Stanislao Dziwisz, attualmente arcivescovo di Cracovia, per 40 anni, appunto, segretario di Karol Wojtyla, che Papa Francesco proclamerà santo il prossimo 27 aprile, insieme a Giovanni XXIII. «Un libro che aiuta a fare un ulteriore passo in avanti nella comprensione di Papa Wojtyła e nella comunione con lui»: lo ha definito così il cardinale Camillo Ruini intervenendo ieri, lunedì 4 novembre, alla presentazione per i giornalisti, nel rettorato della chiesa di San Stansislao. Un tentativo di ripercorre, a 8 anni dalla morte, la vita di un Papa che ha cambiato la storia della Chiesa e del mondo, ricercando i tratti di quella santità che sta per essere proclamata. «Ho vissuto accanto a un santo – afferma l’autore -. O almeno, per quaranta anni ogni giorno ho visto da vicino la santità come ho sempre pensato che dovesse essere».
Al centro della riflessione per il cardinale Ruini, che di Giovanni Paolo II fu vicario per la diocesi di Roma dal 1991 al 2008, c’è il «progetto di Chiesa» del Papa polacco che emerge dal libro, basato su un’ecclesiologia «nettamente cristocentrica». Non una Chiesa verticistica, monolitica e istituzionalizzata, ma una «casa e scuola di comunione; una Chiesa-famiglia che, incarnandosi nella storia quotidiana, mette armonicamente insieme unità e molteplicità, identità e diversità». Proprio perché «ha la sua ragione d’essere in Cristo, e quindi nella dedizione all’uomo». Per Ruini il cardinale Dziwisz, «contraddice con forza, e con ragione, l’idea che Giovanni Paolo II sia stato un Papa rigido e restauratore. Era certamente fermissimo nel difendere la fede e profondamente legato alla grande tradizione della Chiesa, ma nello stesso tempo aperto al dialogo con le nuove correnti teologiche e a un confronto costruttivo tra fede e ragione». Né si è mai tirato indietro davanti alle sfide della società postmoderna, complessa e plurale, ma «ha cercato di correggerne dal di dentro limiti e preclusioni, chiudendo in ogni caso la porta alla tentazione integralista».
Nasce da qui, secondo il porporato, il suo essere un «testimone di speranza per l’umanità e per la Chiesa»: dalla sua capacità di «rimettere nelle mani della Chiesa la bandiera della speranza, che sembrava di nuovo smarrita, dopo gli entusiasmi del Concilio». Giovanni Paolo II infatti era convito che l’ondata della secolarizzazione non fosse irreversibile, «che anzi il suo punto culminante fosse ormai alle nostre spalle e che il grande compito della Chiesa fosse la missione, l’evangelizzazione intesa in senso forte e pieno, come capacità di portare Cristo al centro della vita e della cultura e quindi del divenire della storia». La Chiesa quindi era chiamata a «prendersi cura dell’uomo, senza timori e fino in fondo, nel concreto delle diverse situazioni». Stando dentro ai tempi nuovi, senza nostalgie, «con una forte capacità di comunicare nei linguaggi del presente e di anticipare il futuro, mantenendo però tutto lo spessore e la densità umana e popolare della sua fede e della sua pastorale».
Inevitabile il richiamo a Papa Francesco e al suo modo di vivere il ministero. E nel “confronto”, la sottolineatura delle tante analogie, «sottolineate a più riprese dal cardinale Dziwisz», ha affermato Ruini. «Personalmente – ha aggiunto – sono colpito dalla somiglianza che riscontro tra Giovanni Paolo II e Papa Francesco nel sentirsi anzitutto vescovo di Roma e nel vivere intensamente e quotidianamente questo ministero». Ennesima traccia di un’eredità che, per il porporato, è stata ed è ancora «gigantesca». Karol Wojtyla, ha osservato, «è riuscito a trasmettere speranza e a offrire punti di riferimento interiori anche a moltissime persone non credenti o lontane da ogni appartenenza religiosa». In maniera semplice, «essendo senza alcuna separazione uomo di preghiera e uomo di azione, Giovanni Paolo II ci ha mostrato il volto umano di Dio e ci ha aiutato a riscoprire il senso della nostra umanità, in un mondo che tende a livellare tutto, le persone come i valori e i sentimenti». Per Ruini, è tutto qui «il segreto della sua grandezza».
Il volume, pubblicato da Rizzoli, sarà nelle librerie a partire da mercoledì 6 novembre.
5 novembre 2013