La Settimana per l’unità: il centenario
La conclusione il 25, con i vespri ecumenici presieduti, da Benedetto XVI a San Paolo fuori le mura di Marco Gnavi
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«Cento anni fa, padre Paul Wattson, un ministro episcopaliano (anglicano degli Stati Uniti), co-fondatore della Society of Atonement (Comunità dei frati e Suore dell’Atonement) a Graymoor (Garrison, New York) introdusse un Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani, celebrato per la prima volta dal 18 al 25 gennaio 1908.
Esattamente 60 anni più tardi, nel 1968, le chiese e le parrocchie di tutto il mondo ricevettero per la prima volta il materiale per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, preparato congiuntamente dalla Commissione fede e costituzione (Consiglio ecumenico delle chiese) e dal Segretariato per la promozione dell’unità dei cristiani (Chiesa cattolica)». L’introduzione teologico-pastorale che accompagna lo schema della presente Settimana di preghiera per l’unità sottolinea fortemente questa ricorrenza simbolica che ben si coniuga al tema scelto quest’anno, tratto dalla prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi (capitolo 5,17): «Pregate continuamente».
Il filo rosso sotteso all’evoluzione del cammino ecumenico, dal suo incipit, all’alba del secolo scorso, sino a oggi, è infatti l’invocazione comune a Dio, sostenuta dallo Spirito Santo e intrecciata alle vicende storiche dei cristiani di ogni confessione. Si tratta di quell’«ecumenismo spirituale» di cui il Concilio Vaticano II nel decreto Unitatis redintegratio, afferma: «La conversione del cuore e la santità di vita insieme con le preghiere private e pubbliche per l’unità dei cristiani si devono ritenere come l’anima di tutto il movimento ecumenico». L’accresciuta fedeltà alla propria vocazione è infatti origine di ogni rinnovamento nella Chiesa, e proprio attraverso la preghiera questa fedeltà ritrova vita e orientamento, sostiene e rafforza la comunione. Nel 1935, l’abate di Lione, Paul Couturier, diede nuovo impulso all’intuizione di Paul Wattson, facendo della invocazione che si dipanava dalla festa della cattedra di San Pietro alla festa della conversione di San Paolo, la «Settimana universale» di preghiera per l’unità. In questa luce, numerosi impulsi provenienti dalle diverse Chiese e comunità ecclesiali hanno aperto prospettive di incontro e fiducia vicendevole, talvolta del tutto inedite, talvolta anticipando queste svolte: si pensi alla «Lettera irenica», enciclica patriarcale e sinodale del Patriarca Ecumenico Ioachim III, del 1902.
In campo evangelico, significative furono iniziative quali la stampa del «Manual of prayer for Christian Unity», pubblicato negli Stati Uniti, in continuità con l’impegno successivo della Commissione fede e costituzione. A quest’ultima e al Segretariato per l’unità dei cristiani, si deve nel 1968 la pubblicazione e la diffusione del primo testo congiunto. In seguito, a partire dal 1973 ad oggi, un gruppo ecumenico ne cura lo schema e la proposta, contribuendo così a innervare la Settimana, in sensibilità e contesti differenti.
Graymoor, cento anni dopo la sua prima celebrazione, è tornata a essere teatro della elaborazione dell’Ottavario, attraverso la Commissione preparatoria internazionale. Dimensione locale e universale si intrecciano quindi l’una all’altra, ovunque si celebri la preghiera per l’unità e si raccolgano cristiani ortodossi, cattolici, evangelici, anglicani. Ciò è tanto più evidente a Roma, ove la Settimana vedrà la sua conclusione più alta il 25 gennaio prossimo, nei vespri solenni presieduti da Papa Benedetto XVI nella basilica di San Paolo fuori le mura, con la partecipazione di rappresentanti ufficiali delle diverse confessioni cristiane provenienti da tutto il mondo.
La presenza di numerosi fedeli della nostra diocesi rende ragione delle aspettative che essa suscita ogni anno. In sintonia con questa attesa espressione di universalità della preghiera, numerose iniziative promosse da parrocchie, movimenti e associazioni avranno luogo nei giorni precedenti. La veglia propriamente diocesana, presieduta dal vescovo Rino Fisichella, sarà accolta dalla parrocchia Sacro Cuore Immacolato di Maria, giovedì 22, alle ore 18.30. In questa occasione l’omelia sarà offerta da padre Aren, sacerdote apostolico armeno ortodosso, per dare voce a una fra le antiche Chiese orientali (armena apostolica, copta ortodossa, etiopica ortodossa tahewedo, eritrea ortodossa tahewewdo, siro ortodossa, malabarese ortodossa), che spesso costituiscono un polo di presenza cristiana sottoposto a dure prove e bisognosa di sostegno e prossimità da parte delle altre Chiese, come anche le recenti cronache dolorose registrano. Non ultimi gli appelli di Papa Shenouda, patriarca dei copti ortodossi, o fra i cattolici, il grido di dolore che proviene dal Patriarca dei caldei in Iraq, Delly, al quale Benedetto XVI ha rinnovato a più riprese tutta la sua solidarietà.
nuovi culti
18 gennaio 2008