La strada delle riforme, per uscire dalla crisi
Lotta dura all’evasione e alla corruzione, ma anche una giustizia civile più efficiente e un piano efficace di liberalizzazioni: dal Governatore di Banca d’Italia Visco, un indice delle cose da fare. Alcune note sul “come” di Fabio Salviato
Venerdì 17 gennaio, presso l’Università di Firenze, il Governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco ha tenuto una Lectio Magistralis, delineando per l’Italia uno scenario economico che prevede, dopo un 2012 caratterizzato da un calo del Pil del 2,1%, un ulteriore diminuzione dell’1% per il 2013, ma soprattutto un ulteriore incremento della disoccupazione, con la perdita di 100mila posti di lavoro all’anno fino a fine 2014. Supereremo così i 3 milioni di disoccupati ufficiali, raggiungendo alla fine del 2014 un tasso del 12%, un livello estremamente alto e preoccupante. Poi, forse, si potrebbe intravvedere un primo recupero, o quantomeno alcuni timidi segnali di ripresa. Il Governatore corregge così ancora una volta le stime di crescita della stessa Banca d’Italia, che nell’ottobre scorso prevedeva una crescita a partire dalla fine del 2013, spostando invece l’inizio della ripresa al 2014.
Cosa propone quindi il Governatore Visco per intravvedere l’uscita dal tunnel? Lo definisce “un piano organico di riforme”, i cui “punti fondanti” sono: maggiori liberalizzazioni, più qualità nei servizi pubblici, meno burocrazia, lotta dura all’evasione, giustizia civile più efficace. Possiamo finalmente annotare che il Governatore ha, a mio avviso, individuato un indice delle cose da fare. Sulle ricette per la realizzazione delle stesse riforme possiamo poi sottolineare alcuni interessanti aspetti da prendere in considerazione.
Lotta dura all’evasione. Si tratta di un pilastro fondamentale della nostra democrazia economica. Più volte avevo sottolineato la necessità di allargare la base imponibile, facendo emergere la quota “nascosta”. Non è più tollerabile che il nostro Paese vanti un primato negativo stimato in circa 200 miliardi di euro all’anno di imposta evasa, una cifra che ci pone all’ultimo posto nella classifica dei Paesi dell’area Ocse. Recuperare nei prossimi 5 anni una cifra così importante e significativa dovrà rappresentare per il prossimo governo una delle principali priorità, perché anche attraverso questo meccanismo si potranno riattivare circuiti virtuosi in cui nuove risorse potranno essere destinate sia per l’incremento dell’occupazione, sia per l’abbattimento del debito pubblico (che ha raggiunto oramai il 121% del Pil), sia per la diminuzione del carico fiscale, che pesa soprattutto sui lavoratori dipendenti e i pensionati (il carico medio è arrivato ormai al 45%, un livello insopportabile, di 5 punti maggiore rispetto alla media europea). Sempre rimanendo in quest’ambito, indicherei come priorità anche la lotta alla corruzione, che costa a questo paese 90 miliardi di euro l’anno, che vengono letteralmente sottratti al bilancio pubblico. Un Paese che si vuole dotare di un piano organico di riforme deve assolutamente attivare un’operazione di trasparenza e di recupero dell’efficienza dell’amministrazione pubblica, dotandosi di regolamenti e modalità di operare che siano etici ed efficaci.
Giustizia civile più efficiente. Anche questo è indubbiamente un aspetto molto importante, ma un intervento su questo fronte deve anche ricominciare a considerare reato il falso in bilancio e deve prevedere una legge chiara e trasparente in materia di conflitto di interessi. La nostra è una società bloccata, e spesso governata, da una gerontocrazia di burocrati e manager pubblici non degna di un Paese “civile”.
Liberalizzazioni. In materia di liberalizzazioni, se si intende avanzare con la liberalizzazione delle professioni (notai, avvocati, architetti, ecc…), questo potrà essere solamente positivo. Il Governatore non ha tuttavia toccato molto la questione che riguarda le regole nei mercati finanziari. Nella fase di transizione in cui si trova questo sistema economico credo sia fondamentale scrivere delle regole che riguardino i mercati finanziari, troppo liberi di operare senza alcun controllo, così da permettere un sistema più trasparente e più rivolto al mondo del credito. L’Italia in particolare è rimasto uno dei pochi Paesi in Europa a non avere una normativa sul microcredito. Le modifiche del Testo Unico Bancario del 2010 hanno previsto in effetti la possibilità anche per le società non profit di erogare tale tipologia di credito, elemento estremamente importante, ma da due anni siamo ancora in attesa dei decreti attuativi. Caro Governatore, questo sarebbe già un primo, piccolo, ma importante, contributo che potrebbe permettere a migliaia di giovani di poter trovare una prima occupazione attraverso l’ottenimento di un microcredito. Inoltre non si può più ignorare che oramai da più di 30 anni operano nel mercato delle buone pratiche realtà che si chiamano Banche Etiche, che in tutta Europa in questi 5 anni di crisi sono cresciute e si sono consolidate in maniera positiva, contribuendo alla creazione di milioni di posti di lavoro.
Le riforme vanno quindi realizzate, ed è positivo che il Governatore le incoraggi, facendo anche tesoro delle buone pratiche che, attraverso la società civile, hanno saputo affermarsi in Italia e nel mondo. Avanti allora, forse questa è la strada giusta da intraprendere.
22 gennaio 2013