La tavola rotonda con i protagonisti
Al dibattito cui hanno aderito 13 organizzazioni sociali d’ispirazione cattolica è emerso che: «la nuova piaga alimentata dalla crisi economica è la solitudine» di Alberto Colaiacomo
Una crisi economica «figlia dell’egoismo, del “morbo dell’io” che ha oscurato le ragioni del vivere comunitario e che non passerà fino a quando non torneremo a mettere al centro la persona umana». Così don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, ha aperto sabato, 23 giugno, all’Auditorium la seconda parte del convegno «Roma città reciproca: proposte per una convivenza fraterna e cristiana». Una tavola rotonda che ha avuto come protagoniste le 13 organizzazioni che hanno aderito al laboratorio pastorale promosso dalla Caritas diocesana. Solitudini, disgregazione sociale, nuove povertà e accesso alla salute sono stati i quattro temi al centro del confronto che, come ha spiegato lo stesso don Albanesi, moderatore del dibattito insieme al giornalista Piero Damosso, «accomunano nell’impegno sociale tutte le esperienze coinvolte nel progetto».
Maurizio Dell’Unto, di Compagnia delle Opere, parlando della crisi economica, ha approfondito il tema degli stili di vita. «Ritengo che non sia né giusto né corretto subire la crisi pensando di addossare le colpe a qualcuno, o ignorarla, comportandosi come se nulla stesse accadendo. Siamo invece fermamente convinti che la crisi possa essere un’occasione, anzitutto, di cambiamento personale». Per Paolo Ciani, della Comunità di Sant’Egidio, la crisi economica ha fatto emergere in modo drammatico le solitudini. Una persona su cinque in Italia appartiene a famiglie fatte di single non vedovi, monogenitori non vedovi, famiglie ricostituite e unioni libere. «Le nostre città – ha detto Ciani – sono popolate sempre più da individui che decidono di non condividere stabilmente con qualcuno il loro futuro. Dicono che non si sentono pronti. Dicono che non ne vale la pena. Forse hanno paura». Il rappresentante di Sant’Egidio si è soffermato sulle tante solitudini della città, spesso frutto di «drammatici eventi improvvisi»: una dolorosa separazione, uno sfratto, la fine di un contratto temporaneo che non viene rinnovato, un licenziamento, una malattia improvvisa. «Succedeva anche ieri, – ha spiegato Ciani – ma oggi è tutto senza rete. In un attimo ti giochi tutto e precipiti in basso. E non c’è più chi ti raccoglie».
Una situazione che appare in tutta la sua drammaticità in ambito sanitario, in particolare per malati e disabili. A illustrarlo, documentando casi concreti, è stato don Pino Venerito, dell’Opera Don Guanella. «Attualmente- ha denunciato – sembra assurta ad unica preoccupazione quella di pareggiare i bilanci e poco importa se così facendo si creano gravi disagi alle fasce fragili della cittadinanza». Per il religioso occorre invece «tornare a considerare la salute come benessere complessivo della persona, un diritto non negoziabile e da rispettare a prescindere dalle risorse economiche che si hanno a disposizione».
25 giugno 2012