La Via Crucis nel parco di San Tommaso Moro

Hanno partecipato anche le congregazioni religiose presenti sul territorio e la cappellania universitaria della Sapienza. Esposizione libera per ogni stazione di Ilaria Sarra

Una Via Crucis nel grande parco che circonda la chiesa, animata da tutte le realtà parrocchiali della comunità di San Tommaso Moro. «Hanno partecipato anche le congregazioni religiose presenti sul territorio e la cappellania universitaria della Sapienza – spiega monsignor Andrea Celli, amministratore parrocchiale –. Ad ogni gruppo è stato affidato il commento di una delle 14 stazioni che compongono il percorso di Gesù verso la Croce e ogni esposizione è stata libera sia nel contenuto, che è espressione delle diverse età e della differente maturazione della fede, sia nella realizzazione figurativa. Abbiamo deciso di organizzare una Via Crucis un po’ diversa, che coinvolgesse veramente tutti e di cui ciascuno potesse sentirsi partecipe».

Dopo la preghiera iniziale e le parole di don Andrea, che ha ricordato come la Pasqua sia «il momento più forte della nostra fede», è iniziato il cammino verso la I stazione. L’agonia di Gesù nell’Orto degli Ulivi è stata commentata dagli anziani, che hanno ringraziato il Padre per aver concesso loro una lunga esistenza: «Grazie Signore per averci amato così tanto da aver pensato un progetto di vita per ciascuno di noi». La musica della chitarra ha accompagnato i fedeli verso la II stazione animata dai bambini. I più piccoli hanno inscenato il momento del tradimento di Giuda, dall’arrivo sul Monte degli Ulivi al bacio che condannerà Gesù fino alla rabbia di Pietro, contenuta da Cristo, che invita il suo apostolo a non usare la violenza.

La III tappa è la condanna di Gesù da parte del Sinedrio, e a commentarla sono stati gli universitari che a voce alta hanno rivolto delle domande provocatorie al Signore «Non rispondi nulla?», «Perché mi lasci sola?» e hanno alzato un cartello con la scritta “Gesù tace”. Subito dopo hanno scagliato delle pietre a terra: «Di fronte alla nostra arroganza tu taci. Il tuo sacrificio è il più grande grido d’amore». Il gruppo delle cresime ha commentato la IV stazione, il rinnegamento di Pietro, mentre la V stazione, il giudizio di Pilato, è stata affidata alla Cappellania universitaria. Il cappellano padre Vincenzo D’Adamo ha letto il commento sulla figura di Pilato e ha concluso: «Ognuno di noi esercita un piccolo potere, in famiglia, al lavoro, tra gli amici. Questa autorità deve essere messa a servizio degli altri, per salvarli».

Nella VI fermata Gesù è flagellato e coronato di spine e il gruppo famiglie, attraverso la voce di due mamme, si è interrogato su quante volte eleggiamo a nostro re altro rispetto a Cristo, a quante volte i nostri peccati, come le spine della corona di Gesù, feriscono il Signore. L’umiliazione inflitta a Gesù nella VII stazione è stata rappresentata dal gruppo giovanissimi, che l’ha attualizzata in una scenetta: «L’arroganza di chi si crede superiore viene superata dal coraggio e dalla speranza dell’annuncio».

Sulle note del canto “Questo è il mio comandamento”, si arriva alla stazione successiva che presenta la figura del Cireneo. Il gruppo degli adulti ha parlato dell’alleanza tra Dio e l’uomo: «Appoggiandosi al Signore le nostre fatiche, i nostri dolori, si alleviano». Le suore domenicane, nella IX stazione, hanno letto una riflessione sull’incontro di Gesù con le donne; nella X stazione, invece, la crocifissione di Gesù è stata raccontata dal gruppo giovani. Uno dei ragazzi batteva un martello sulla croce ad ogni parola detta dai suoi compagni: infamia, derisione, sofferenza, morte.

La stazione della promessa di Gesù al Buon Ladrone è stata commentata dal centro universitario Regina Mundi mentre le Congregazioni religiose hanno pregato sulla XII stazione, la Madonna e San Giovanni ai piedi della croce.

Per la morte di Gesù sulla croce gli universitari hanno sollevato un telo nero all’ingresso della chiesa, a simboleggiare il buio e il disorientamento di tutti noi in quelle tre ore, dalle 12 alle 15, che hanno visto l’agonia di Cristo. Passando sotto il manto scuro si è arrivati all’interno della chiesa dove monsignor Celli ha commentato la XIV e ultima stazione, la deposizione del corpo di Cristo e la collocazione nel sepolcro. «La croce – ha concluso don Andrea – ci interroga profondamente sulla qualità della nostra fede. Siamo pronti a perdonare, a donare, ad amare e ad accogliere?».

18 aprile 2011

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