La visita del cardinale Vallini al San Camillo

Prima la Messa, quindi l’incontro con i malati, a cominciare dai bambini, i familiari i medici e il personale sanitario. L’augurio: «Possa questa cittadella essere faro per l’umanità e la carità che qui si esprime» di Graziella Melina

«Coraggio. Non abbia paura, andrà tutto bene». Ai familiari seduti accanto ai piccoli pazienti del dell’ospedale San Camillo Forlanini domenica 17 luglio quelle parole di sostegno e di affetto del cardinale vicario Agostino Vallini hanno strappato non pochi sorrisi, commossi. Accompagnato dal direttore generale Aldo Morrone, dai direttori sanitari Diamante Pacchiarini e Daniela Orazi, dalla presidente della Regione Lazio Renata Polverini e da padre Sergio Palumbo, coordinatore della cappellania, il cardinale vicario ha voluto fare visita prima di tutti ai più piccini in cura nella storica struttura ospedaliera romana, che oggi conta circa mille degenti, prima di incontrare i pazienti della divisione di ortopedia.

Ad accoglierlo al secondo piano, nel reparto di chirurgia e urologia pediatrica, vari medici e infermieri. I piccoli pazienti presenti, alcuni di pochi mesi, due per ogni stanza, sia italiani che stranieri, spiega il primario Anna Locasciulli, hanno a disposizione 18 posti letto. «Il 60 per cento delle attività viene infatti svolto in day hospital», precisa Philippe Molle, medico da poco in pensione e ora volontario. Qui d’altronde a mettersi a servizio dei piccoli gratuitamente non è l’unico. «Molti colleghi del reparto vanno in missione per tre settimane ad Asmara in Eritrea – racconta -. E operano bambini affetti da malformazioni». Intanto di fronte, nel reparto di ematologia pediatrica, qualche familiare chiede di farsi scattare una foto insieme al cardinale vicario. Poi i saluti, tra tanti sguardi in cerca di conforto.

La visita del cardinale al San Camillo era iniziata con la Messa alle 10 nella piccola chiesa centrale, affollata da pazienti, medici, infermieri, volontari. Sull’altare, tra i concelebranti, padre Palumbo, il superiore generale dei camilliani Renato Salvatore e il superiore provinciale Emilio Blasi. «Quando siamo malati – ha detto il cardinale Vallini – andiamo a elemosinare comprensione, aiuto, sostegno, e tutti ci passeremo. Quindi tutto il bene che possiamo fare, facciamolo con cuore magnanimo». Poi ha ricordato: «Per dieci anni sono stato cappellano d’ospedale. La sera giravo tra la rianimazione e i reparti e mi accorgevo di quanto bene faceva la parola del cappellano, dell’infermiere, del medico che dava coraggio, fiducia». Ecco allora l’importanza della parola, che dà sostegno. «Non dobbiamo scoraggiarci. L’uomo di fede, colui che diventa solido, costruisce la sua casa sulla roccia, non deve temere. Troppo spesso noi cristiani siamo silenziosi. E invece serve il coraggio della vita, della parola. Una parola che venga detta, si faccia sentire. Una parola di bene darebbe impulso al bene».

«Noto in giro un certo scoramento – ha aggiunto ancora il cardinale -: un desiderio di riflessione, quasi di preoccupazione. Il discorso non è solo politico ed economico, ma è culturale, è un modo di concepire la vita». La presenza di Dio nel mondo «tante volte è nascosta. Noi non ce ne rendiamo conto ma il portato di un’umanità alta in gran parte è frutto del cristianesimo». Quindi un monito: «Attenti alla cultura del lamento. Pensiamo alle cose che funzionano, grazie a uomini e a donne onesti e cittadini laboriosi, gente illuminata dalla grazia di Dio; ai tanti granelli di senape che portano avanti il lavoro di Dio». Noi dobbiamo essere «sicuri che non siamo soli. Che possiamo essere questo piccolo fermento che si perde nella massa ma che lievita e produce bene, produce testimonianza». Infine, rivolto ai dirigenti e agli operatori sanitari del San Camillo, un augurio: «Possa sempre questa cittadella del dolore e della speranza essere un faro per l’eccellenza delle cure e, al di sopra di questo – ha rimarcato – per il grado di umanità e carità che qui si esprime».

18 luglio 2011

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