L’altalenante soglia della tolleranza ai conflitti

di Angelo Peluso

La nostra soglia di tolleranza al conflitto è certamente la chiave di misura su cui basare il grado di maturità che si è raggiunto. L’esperienza ci insegna che una bassa tolleranza porta a facili e distruttive conflittualità mentre un grado più alto favorisce una maggiore riflessione sui punti di conflitto e una maggiore disponibilità al dialogo senza barricarsi dietro le proprie certezze.

Molte conflittualità hanno origine nel passato individuale oltre che nella specifica storia relazionale che è andata delusa nel tempo, o per aspettative spesso utopistiche o per un reale cambiamento non previsto del partner.

Il conflitto è una paura simultanea di separazione e intimità all’interno di un rapporto a due significativo. La soglia di tolleranza è sempre soggettiva ed è legata sempre al contesto specifico. È indubbio che la bassa tolleranza porti a frequenti litigi o a ricercare alternative per evitare continue tensioni.

Abbiamo toccato più volte il tema dello svincolo dalla famiglia e qui lo ricordiamo soprattutto per sottolineare come sia fondamentale che questo avvenga sin da fidanzati, e che i giovani siano educati ad affrontare la loro identità di coppia con opportuni esempi di cosa significhi creare rapporti confondenti con le famiglie di origine.

Le modalità di affrontare il conflitto all’interno del rapporto coniugale hanno sostanzialmente a che fare con tattiche di impegno (i due partner affrontano la discussione sui punti fonte di crisi) e tattiche di evitamento (i due partner tendono a non affrontare gli argomenti fonte di possibili crisi per presunti vantaggi secondari che hanno dalla relazione di coppia).

Come scrive un poeta del secolo scorso: «Un amore può nascere per sfida, ma non può essere fatto di sfida».

Le ricerche scientifiche evidenziano quali siano le situazioni più a rischio. Una molto diffusa è legata ai problemi di integrazione tra culture diverse, che si sforzano di offrire ai figli un patrimonio culturale rispettoso di entrambe le appartenenze, senza riuscirci, finendo col rendere dominante una tradizione culturale a scapito dell’altra.

Un’altra situazione è quando i partner si rifiutano o sono incapaci di far fronte al cambiamento, specie in ordine all’uguale responsabilità di cura e rispetto vicendevole senza stereotipi storici.

Molto malinconica è poi la situazione in cui la coppia è imbrigliata nel passato: si trascinano traumi legati ad un rapporto mal posto e sono incapaci di affrontarne i nodi e risolverli, dando segni di microviolenze reciproche (rimproverare l’altro davanti ad estranei, umiliare, offendere, omettere di aiutare…).

Il divorzio psichico è il risultato di un graduale distacco dagli investimenti emotivo-affettivi e dal progetto di vita un tempo coltivato. La storia di un uomo e una donna è la storia di un legame che ha creato sentimenti, complicità, solidarietà, condivisioni, angosce, illusioni. L’esperienza ci insegna che proprio nella relazione di intimità affettiva tra uomo e donna si annidano talvolta germi di dominio, di strumentalizzazione dell’altro (tensioni, frustrazioni, ricatti, sfruttamento e violenza).

Gli intrecci delle vite, abilmente raccontate da Pirandello, nascondono sempre la fragilità dell’essere umano e le sue tragedie. Le nostre molteplici personalità, i continui bisogni di cercare “vere identità” all’interno di un mondo che sentiamo nostro, ci portano a morbosi attaccamenti e violente separazioni che finiscono solo con l’aumentare la confusione.

Ogni possibile crisi è evitabile solo se si hanno profondi valori di fede e una solida identità personale che sarà alla base di una identità di coppia successiva. Avere una identità richiede anche di inventare la trama della propria storia, scegliendo di aderire alle aspettative sociali, ma anche esercitando la propria «capacità di scegliere e di indirizzare verso precisi significati la propria esistenza».

Se è vero che si può amare immensamente una persona, ma non sempre sappiamo ascoltarla, è altrettanto vero che amare significa donare e accogliere l’altro per scrivere realmente una nuova pagina di due storie di vita che proseguono sulla stessa strada.

8 gennaio 2010

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