L’anima missionaria di Val Melaina

È la parrocchia del Santissimo Redentore, dove nacque la Festa dei Popoli. Il parroco padre Gaetano Saracino ne presenta le attività di Graziella Melina

Il 27 novembre del 2001, con l’esplosione di via Ventotene, a Monte Sacro, la morte di 4 vigili del fuoco e di 4 civili, decine di feriti, e circa 800 sgomberati, la parrocchia del Santissimo Redentore a Val Melaina diviene all’improvviso un’unità di crisi: mette a disposizione i locali, la mensa, i propri volontari. L’intera comunità si mobilita per dare una mano agli sfollati. E tutto, in modo “naturale”, avvenne nei locali parrocchiali. «La gente lo ha registrato nella memoria che qui una porta aperta c’è sempre», spiega il parroco, padre Gaetano Saracino. Ed ecco perché «quando c’è da dare, la comunità risponde in maniera eccezionale».

Le ragioni vanno forse ricercate nella storia di questa parrocchia, che ha saputo inserirsi nel territorio (oggi sono circa 20mila gli abitanti), spesso anticipando «i tempi dei suoi fedeli, e intervenendo in tutte le loro esigenze». «Nel 1935 – spiega padre Saracino, – questa era una di quella chiese che la diocesi di Roma cominciò a realizzare per le sue periferie, al seguito di quelle persone che Mussolini allontanava dal centro e metteva ad abitare nei quartieri periferici della città». La chiesa logisticamente si trovava al di sopra di una collina, la salita del Gran Paradiso. Nel 1950 venne affidata ai padri Scalabriniani. Intanto il quartiere comincia a svilupparsi. I palazzi di via Val Melaina vengono costruiti nel 1960. E così la parrocchia comincia a proporre varie iniziative, soprattutto per i ragazzi. «Siamo nel dopoguerra. Per i bambini c’era il bisogno di mettersi insieme. Ecco così che rivive un’attività che con la parrocchia è cresciuta: la “Polisportiva Tirreno”».

Nata nel ‘45, e fin da allora «luogo di aggregazione molto forte», oggi la polisportiva è una società sempre legata alla parrocchia, ma con statuto autonomo. Altra iniziativa per i ragazzi è poi il cinema. «Già nel 1955, 1956 – prosegue padre Gaetano – in questa parrocchia si costruisce il cosiddetto “Pidocchietto”, sponsorizzato dai nostri padri scalabriniani che stavano negli Stati Uniti d’America». E ancora oggi questa struttura è l’unica sala di cine-teatro esistente in tutto il IV municipio. «In questa tradizione abbiamo subito iniziato campi scuola per i ragazzi». L’attività risale agli anni 60, e oggi, durante l’estate «ne portiamo fino a 300 sulle Dolomiti».

Ovviamente, oggi le attività proposte cercano di rispondere ad altri problemi, non ultimo quello «serio dello spaccio di droga». «Noi lavoriamo – spiega il parroco – sapendo di questa realtà. E andiamo incontro ai ragazzi con il Centro Giovanile», dal 1977 ubicato nella vecchia struttura parrocchiale. «È un luogo abbastanza naturale di raduno per i giovani», visto che da questo punto di vista il quartiere non offre nulla. I ragazzi (circa 150 dai 14 ai 18 anni) vengono seguiti dal vicario parrocchiale, padre Francesco Buttazzo, e da una trentina di animatori. «Fanno attività teatrali», sportive e culturali, e «imparano a condividere e a stare insieme», spiega Daniela Romeo, educatrice del Centro. Non solo. Spesso fanno proprio servizio di volontariato. Annesso al centro giovanile, infatti, c’è il “Polo della carità”: una mensa quotidiana per i poveri (aperta dalle 11 alle 14, tutti i giorni, eccetto lunedì e domenica). Sono circa 150 le persone che ogni giorno ricevono un pasto, «per lo più immigrati, molti vengono anche dal centro. Ma sono tanti anche gli anziani del quartiere». Il sabato, i ragazzi (una sessantina), prosegue padre Saracino, «hanno l’opportunità di poter andare a fare il servizio in sala». «Fino all’anno scorso avevamo realizzato anche una mensa itinerante, notturna. Ma alla fine è stato proibitivo continuare a farlo». Intanto il servizio della mensa si allarga anche ad altre esperienze, del tutto inaspettate: «Da 4 giovedì – tiene a sottolineare padre Gaetano – stanno venendo alla nostra mensa gli studenti della scuola Gaetano Martino che hanno scelto di non seguire l’ora di religione», accompagnati dall’insegnante della materia alternativa.

La carità, poi, qui si arricchisce di altre iniziative: i volontari del gruppo San Vincenzo de Paoli, ogni 15 giorni, distribuiscono 50 pacchi viveri, anche in altri quartieri della città. Risale poi alla fine degli anni ‘90 il centro d’ascolto Caritas. «Un front office, spesso pure per i disperati. Ci fa tenere il polso della situazione e il monitoraggio vero delle nostre famiglie», precisa il parroco. Tanta l’attenzione per gli anziani, per i quali la parrocchia provvede con una vera e propria assistenza domiciliare, anche a livello di culto. «Abbiamo 32 ministri straordinari dell’Eucaristia. E fino ad oggi stiamo assistendo 108 anziani che ogni settimana ricevono la comunione».

Anche «i bambini più piccoli vengono abituati al servizio gratuito», e alla liturgia, spiega Roberto Giampieri, che da piccolo frequentava il centro Giovanile e oggi è ministro straordinario per la comunione. «Un percorso parallelo alla catechesi dei bambini» è quello che poi viene proposto anche ai genitori. «Ci incontriamo ogni 15 giorni», spiega Angela Pravatà, impegnata in parrocchia da 31 anni. Non manca poi chi partecipa ai cori. Ce ne sono 4, da quello dei bambini ai più grandi, come quello “Polifonico Berti Giuliano”.

E intanto fervono i preparativi per l’annuale Festa dei Popoli (18 maggio). Un «grande evento per la chiesa di Roma», che dal 2005 si è spostata a San Giovanni in Laterano, ma che nacque proprio qui, a riprova del fatto che questa parrocchia, sottolinea ancora padre Saracino, «l’anima missionaria non l’ha mai persa».

29 aprile 2008

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