“L’arte italiana del ‘500 e del ‘600”
Al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo fino al 20 giugno esposte opere di vari artisti, tra questi Reni e Bugiardini di Francesca Romana Cicero
Presso il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo è ospitata la XXVI Mostra europea del turismo “L’arte italiana del ‘500 e del ‘600″. L’esposizione offre la possibilità di ammirare alcuni capolavori e opere – perlopiù pittoriche – provenienti dalle più importanti basiliche e chiese gestite dal Fondo Edifici di Culto del Ministero degli Interni, e dalla collezione del Monte dei Paschi di Siena.
La mostra denota rigorosa coerenza e necessario sviluppo parallelo tra la “forma” e vicende storiche. Il percorso espositivo si apre con opere del ‘500 che riflettono lo stile sereno ed equilibrato del Rinascimento, al quale si contrappose l’inquietudine del manierismo, espressione di un periodo storico con profondi cambiamenti. Cambiamenti che riguardarono tutta l’Europa: dalla riforma protestante, all’egemonia spagnola e all’ascesa di Carlo V, che regnò su un impero vastissimo sul quale diceva che il sole non tramontava mai: dalla madre Giovanna la Pazza aveva ereditato la Germania, l’impero spagnolo, Napoli, la Sardegna e le colonie; dalla nonna Maria di Borgogna la Franca Contea e i Paesi Bassi,dal nonno Massimiliano d’Asburgo i territori asburgici. L’unico che tentò di contrastarlo fu Francesco I, re di Francia, il quale stipulò una lega con gli stati italiani, alla quale aderì anche Papa Clemente VII Medici. Alleanza che indignò Carlo V a tal punto da inviare 14mila lanzichenecchi (mercenari tedeschi) a Roma. La città fu messa a ferro e a fuoco: furono saccheggiate case, palazzi, chiese, e Campo de’ Fiori venne trasformata in un mercato a cielo aperto per le opere rubate ai nobili romani (sacco di Roma, 1527). Il papa, rifugiatosi a Castel Sant’Angelo, fu costretto dopo otto mesi ad arrendersi e a ritirarsi dalla Lega. Decise allora di stipulare il trattato di Barcellona con Carlo V, col quale si riconciliò promettendogli – secondo l’antica tradizione medievale – la corona di re d’Italia e d’imperatore, in cambio della restituzione di Firenze alla famiglia Medici.
Il sacco di Roma – a detta di alcuni critici – aveva segnato la fine della stagione più intensa del Rinascimento italiano, con la conseguente diaspora degli artisti lontani dall’Urbe, e la diffusione dello stile di Raffaello e Michelangelo. Dopo il concilio di Trento (1545-1563), con il passaggio dal manierismo al trionfalismo del barocco e all’arte secentesca in genere, si ebbe la formulazione di un linguaggio nuovo, grazie anche ad importanti commissioni, che permisero alle abilità tecniche ed artistiche di Caravaggio (di cui è esposta un’opera di dubbia attribuzione), Carracci e la sua scuola, di esprimersi liberamente tramite semplificazioni di spazi e accentuazione di zone d’ombra che evidenziano la drammaticità delle figure.
Tra le opere esposte ricordiamo capolavori come il polittico di Giuliano Bugiardini proveniente dalla Basilica di Santa Croce in Firenze, il celeberrimo “San Michele Arcangelo” – che vanta innumerevoli tentativi d’imitazione – e la “Maddalena penitente” di Guido Reni, la “Madonna della gatta” (copia da Giulio Romano), “Santa Maria Maddalena” e “Santa Marta” del Cavalier d’Arpino.
In mostra particolare rilevanza rivestono i reperti di varia tipologia della sezione dedicata ai recuperi effettuati dalle Forze dell’Ordine. Segnaliamo un’anfora attica a figure rosse del Pittore di Berlino – uno dei più grandi ceramografi attivi ad Atene tra il 500 e il 460 a.C., così denominato da una sua anfora conservata ai Musei di Berlino-, e due opere pittoriche che erano state sottratte alla pinacoteca di Forlì: “La forgia di Vulcano” di de Chirico, e “La vangatura” di Ardengo Soffici.
Castel Sant’Angelo, Lungotevere di Castello, 50. Fino al 20 giugno. Orari: Tutti i giorni dalle ore 9 alle 19.30. Chiuso il lunedì. A cura del Centro europeo per il turismo. Informazioni: 06.3724121.
16 maggio 2007