Le nuove regole con la famiglia, gli amici, le abitudini

di Angelo Peluso

Come abbiamo più volte sottolineato ci sono aspetti della vita coniugale che ci ricollegano sempre alle famiglie di origine, al tentativo della definizione di nuovi confini con il proprio mondo di ieri e un conflitto continuo con le “proprie abitudini mentali”. Il peso di questo borsone è più o meno rilevante a seconda del carattere e delle vicende che hanno fatto da corollario nel corso degli anni.

Proprio per questo è importante capire come i due partner – individualmente e come coppia – “entrano” all’interno del gioco relazionale delle rispettive famiglie di origine e in che modo “si collocano” funzionalmente all’interno dell’intero sistema. In altre parole è determinante l’equilibrio tra i bisogni individuali e quelli dei due sistemi familiari così come diventa rilevante capire le contraddizioni di ognuno e le aspettative diverse.

Abbiamo una personalità talvolta nascosta che non riusciamo a manifestare, prigionieri di ruoli inautentici che ci hanno insegnato o che – nella maggioranza dei casi – ci siamo autoimposti: per miti familiari, per presunte idee miti di superiorità o inferiorità, per stereotipi, per incapacità, spesso imprigionati nei riti familiari cioè in quei comportamenti molto codificati che vengono attuati in situazioni specifiche.

Gli invischiamenti con le famiglie sono un’area così delicata e così rifiutata razionalmente, che richiedono una cura particolare per riuscire a parlarne senza dare la sensazione di emettere giudizi o peggio di chiedere delle drastiche rotture.

La cosa è particolarmente delicata in quei fenomeni di istigazione, dove un genitore è molto coinvolto con un proprio figlio e, per timore di perderne l’affetto, lo sospinge a guardare con maggiore sospettosità il coniuge.

Molto di quanto è stato detto, è particolarmente vero con quelle coppie dove uno o entrambi i partner hanno una paura del legame, il non volere “una profonda vicinanza” porta al “non desiderio” come mossa eclatante di questa fuga. La vita di coppia – per costoro – viene vista solo come “immagine sociale”, una partecipazione alla vita a due con il dovuto distacco, senza impegno.

La stabilità che le coppie possono ottenere nel matrimonio dipende paradossalmente dalla flessibilità con cui ciascuno dei due partner può rispondere ai bisogni variabili sia propri che del compagno. L’intero ciclo vitale può essere interpretato come la continua ricerca, talora drammatica, di un equilibrio tra due tendenze, dialetticamente contrapposte e ambedue vitalmente necessarie.

Da una parte la necessità di mantenere l’identità personale nell’identità della mia coppia e della mia famiglia attraverso la loro stabilità; dall’altra la necessità di cambiare in rapporto alla crescita, alla maturazione e al bisogno di individuarsi, di liberarsi da relazioni simbiotiche confusive dove la reciproca attribuzione dei ruoli è irreale (e quindi illusoria) sia nei rapporti intergenerazionali (tra coniugi) sia nei rapporti transgenerazionali (tra genitori e figli).

Quando entriamo in relazione con l’altro, passo necessario al costituirsi della nostra identità, mettiamo in gioco il nostro desiderio di essere con l’altro, ma anche il desiderio di non annullarci nell’altro. Vogliamo e dobbiamo essere con l’altro ma al contempo, per salvaguardare la nostra individualità, vogliamo e dobbiamo non esserci completamente.

L’essere per sé e l’essere con l’altro sempre strettamente intrecciati, fanno sì che ogni relazione sia segnata dall’ambiguità, dall’ambivalenza e dall’incertezza. Esistiamo solo con e attraverso l’altro, ma se non esistessimo anche come individualità in modo relativamente autonomo, non potremmo mai incontrare l’altro.

Nell’innamoramento l’altro è però idealizzato per cui solo illusoriamente si è convinti di “essere in dialogo” con lui/lei. Si crea una sorta di “fusione” che non definisce i confini delle singole personalità; partendo dal presupposto che la coppia è una triade (i due partner e il loro contratto), in questa fase essi danno via a una “diade relazionale” proprio per l’assenza del contratto (non ci sono infatti regole definite, obiettivi e programmi realistici, definizione attenta delle aspettative).

Saranno le fasi evolutive successive (il passaggio dall’innamoramento all’amore) che porteranno quell’equilibrio dialettico utile e costruttivo: la coppia riscopre la propria individualità e l’importanza di “cambiare” a seconda delle varie “fasi” per rendere interessante e realistica la relazione stessa.

Una distinzione va fatta tra il concetto di “ri-adattamento” e quello di “ri-orientamento”: il primo è un cambiamento che non muta la natura delle relazioni mentre il secondo è un cambiamento nella natura stessa delle relazioni.

Il punto più importante su cui costruire una relazione positiva è rappresentato dalla capacità di vivere una relazione intima. L’intimità cominciamo a viverla all’interno della nostra famiglia sin dalla piccola età, ma non sempre riceviamo dei messaggi positivi dal modello relazionale della coppia genitoriale. Molto spesso si vive con difficoltà ogni relazione interpersonale proprio per la paura e per l’incapacità a stabilire i confini con l’altro; molte patologie della sessualità sono dovute proprio alla paura dell’intimità, alla preoccupazione che l’altro possa invadere il nostro spazio personale e non essere capaci di gestire questa nuova relazione.

È biologicamente inevitabile che ognuno appartenga a più “sistemi mentali” (la famiglia di origine in primo luogo) per cui è utopistico e, soprattutto, privo di vitalità, far coincidere l’intimità con “l’appartenenza totale”.

Coppie capaci di “non soffocarsi” sapranno vivere una buona sessualità e sapranno affrontare l’imprevisto con una forte “alleanza”; coppie incapaci di vivere anche temporanee separazioni (decisamente molto funzionali in una storia d’amore importante) vivranno ogni crisi come “rottura e distruzione”. E il senso di questo “perdersi” è che, forse, la coppia non è mai stata coppia: erano solo due persone legate da bisogni vicendevoli e interdipendenti, ma senza l’emozione dell’innamoramento.

13 novembre 2009

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