Le parrocchie per “Uno di noi”
Parole e testimonianze dai banchetti per la raccolta di firme in difesa dell’embrione: l’attenzione alla vita nascente nella chiesa della Beata Teresa di Calcutta a Ponte di Nona e a San Giustino martire all’Alessandrino di Lorena Leonardi (Agenzia Sir)
Tra i palazzi rossi e i colli che si scorgono in lontananza in una domenica di sole incerto, il via vai è intenso nella chiesa romana intitolata alla Beata Teresa di Calcutta. È un giorno di prime comunioni, e nel prefabbricato che è la parrocchia, situata al termine di una strada senza uscita a Ponte di Nona non c’è posto a sedere per tutti. Eretta canonicamente nel 2005, la chiesa situata nella periferia Est della capitale è uno scheletro di lamiere e neon, ma i bambini vestiti di bianco sfilano composti, accolti dai canti e dalle chitarre, ciascuno con una calla in mano.
All’ingresso della parrocchia, come in tante chiese di Roma e d’Italia, il piccolo testimonial della campagna europea “Uno di Noi” sbuca dalla coperta verde ipnotizzando chi passa col suo sguardo azzurro: è il 12 maggio, la giornata nazionale di sensibilizzazione, è il momento di metterci la firma. Scrive il proprio nome Raffaella Minorenti, settant’anni, casalinga, «perché l’embrione è vita, e non si possono fare cose abominevoli giocando con la vita»; firma anche Silvia Baggiani, 25 anni, studentessa di cinese, chiedendosi «come sia possibile che nel nostro Paese l’omicidio è un reato, mentre l’aborto e la sperimentazione sugli embrioni vengono consentiti».
Firmano Fabio e Francesca D’Eramo, impiegati in un supermercato e sposati da dieci anni, con la loro piccola biondissima tribù al seguito: Francesco di otto anni e mezzo, Flavia di 6, e Federico di due mesi. «Noi li abbiamo voluti e cercati, tutti e tre. Anche il piccolo: è arrivato dopo che ho perso mia madre, regalandoci la felicità immensa della vita che, nonostante tutto, va avanti», racconta Fabio, spingendo il passeggino e sottolineando che «non è facile e spesso è faticoso, ma per questi sorrisi ne vale la pena, no?». «Eccome se ne vale pena», gli fa eco Ines, insegnante di 58 anni, «cinque figli e otto nipoti», elenca in una filastrocca di numeri e di orgoglio: «Il valore assoluto della vita – spiega – va difeso indipendentemente dal nostro pensiero e dai nostri interessi ed egoismi personali».
«Che meraviglia, che meraviglia», esclama don Stefano Bonazzi, a pochi chilometri di distanza, vedendo una ragazza col pancione salire le scale della sua parrocchia, San Giustino martire. Nella chiesa situata nel cuore dell’Alessandrino «l’attenzione alla vita c’è sempre», racconta, «benediciamo le mamme in attesa, e quelle in difficoltà le mettiamo in contatto con chi può aiutarle». A pochi metri dalla parrocchia, inoltre, vive la felice esperienza della casa Caritas di accoglienza di ragazze madri gestita dalle suore francescane di Santa Filippa Mareri. Di accoglienza alla vita si parla nei corsi per fidanzati, persino nei corsi di preparazione alle cresime, e la comunità «appoggia le iniziative con convinzione: il problema», semmai, secondo don Stefano, è che «le proposte non vanno fatte sul sagrato, ma in piazza, nei bar. È in giro che dobbiamo lavorare».
Non bisogna smettere di raccontare che «la vita è sempre bella», confida col suo sorriso aperto Gianna Bora, madre di Simone, ragazzo disabile morto nel 2006 cui è stata intitolata la onlus “Amici di Simone”, cha ha la sua sede operativa proprio a San Giustino. «La vita è bella – insiste Gianna – anche quando genera qualcosa che può non sembrare perfetto. Ma non si può mai sapere cosa Dio nel suo progetto ci riserva di bello e grande, che va oltre la salute e la morte stessa. Per questo firmo la petizione: occorre assistere e accompagnare chi vive situazioni particolari. Io ho sofferto e ho faticato, ma ho avuto uno scopo, non è stato tutto vano». E poi, «senza bambini, finirebbe il mondo», scherza Rita, 38 anni, nata e cresciuta all’Alessandrino: «Ho perso un figlio al sesto mese di gravidanza, ma oggi Sara e Lorenzo rendono splendida la vita mia e di mio marito Alessandro. I bambini sono la cosa migliore che esista, per questo firmo».
13 maggio 2013