Salvamamme, Happy Family e Umberto I contro l’abbandono neonatale

Al via la campagna di informazione e sensibilizzazione “Il cassonetto non è una culla”, per rilanciare il numero verde Salvabebè del Policlinico e informare sulla possibilità del parto anonimo di Elisa Storace

Roma, 2 e 20 marzo. Viterbo, 2 maggio. In ciascuna di queste date quest’anno, a Roma e a Viterbo, un neonato è stato buttato in un cassonetto. Dall’inizio del 2013, tre neonati morti tra i rifiuti nella nostra Regione. Uno ogni mese e mezzo circa quelli di cui si sa, forse molti di più i casi di cui non sapremo mai. Un’emergenza sociale di cui non si parla, ma che la cronaca impone come improrogabile. Per tentare di far fronte a questa recrudescenza di infanticidi, l’associazione Salvamamme, in collaborazione con la onlus Happy Family e il reparto di Patologia neonatale del Policlinico Umberto I, ha deciso di lanciare la campagna di informazione e sensibilizzazione intitolata “Il cassonetto non è una culla”.

Presentata ieri, lunedì 13 maggio, presso il Circolo Canottieri Aniene, «la campagna – spiega Grazia Passeri, presidente di “Salvamamme” – “avrà le ruote”: viaggerà sugli autobus di Roma grazie alla collaborazione di Atac, su 700 taxi grazie all’adesione di “Taxi Roma Capitale”, sulle motociclette delle forze dell’ordine, che hanno subito aderito all’iniziativa, e anche sui passeggini di mille delle nostre mamme, che, opportunamente formate per dare informazioni, hanno accettato di attaccare un adesivo sulle carrozzine dei loro bambini». L’immagine della campagna, donata dalla società di comunicazione Y&R e riprodotta in migliaia di manifesti, ritrae il profilo di una ragazza che porta in grembo un sacco dell’immondizia come fosse il pancione di una donna incinta, accompagnata dallo slogan “Non si butta così una vita”.

Le locandine, che riportano in varie lingue le informazioni sul parto in anonimato, grazie all’impegno dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani) raggiungeranno tutto il Lazio a bordo di pullman e linee ferroviarie regionali. «Salvamamme è accanto ai nostri Comuni da molto tempo – ha detto Gabriella Sisti, presidente dell’Anci – Donna Lazio -, accorrendo dove ci sono carenze economiche. Per questo – ha aggiunto – non potevamo far altro che sostenere questa campagna, perché le associazioni sono il nostro welfare più prezioso».

«Le madri che abbandonano i figli – ha detto Rosanna Cerbo, responsabile scientifico di Salvamamme presso l’Umberto I – non sanno di avere delle alternative. Per questo – ha spiegato -, per dare un aiuto a tutte le donne che non possono o non vogliono tenere il loro bambino, abbiamo pensato a questa campagna: per rilanciare il numero verde Salvabebè (800.28.31.10) attivo nel nostro reparto di Patologia neonatale, e per far arrivare a tutte le donne l’informazione sulla possibilità del parto anonimo». Concretamente, ricorda Erminia Cozza, legale dell’associazione, il parto anonimo «consente alla madre di far nascere il proprio bambino in ospedale senza doverlo riconoscere. Una scelta che – aggiunge però – fortunatamente, grazie all’aiuto che riusciamo a dare come Salvamamme, spesso si rivela non necessaria».

«Ho conosciuto Salvamamme tramite un’amica che era stata aiutata quando era incinta – racconta sorridendo Mira, giovane mamma venezuelana con tre bellissimi bambini, una femmina più grande e due maschietti vivacissimi -; così, quando ho perso il lavoro e lo stipendio di mio marito non ci bastava più, sono andata da loro e mi hanno aiutata, materialmente e con tanti consigli. Ora – dice – spero di essere io a aiutare altre mamme, collaborando a diffondere questa campagna così importante».

14 maggio 2013

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