Le tipologie della coppia, parte seconda

di Angelo Peluso

Proseguiamo la carrellata di “fotografie” delle tipologie di coppia “scattate” nell’attività del Servizio di Sessuologia clinica al Fatebenefratelli di Roma in trent’anni di attività, prima di passare ad analizzarne alcune più in dettaglio.

La coppia “tutto compreso” è una coppia limitata, senza grandi aspettative, vive “alla giornata”. Felicità e contentezza sono attimi fuggenti che “sentono di passaggio”, ma è qualcosa che non può appartenere loro. Conoscono i propri limiti e talvolta hanno un’immagine troppo limitativa di sé. Spesso si trascinano dietro un’identità negativa individuale che non riescono a superare insieme, anzi si adattano ai limiti autoimpostisi, in quanto la vicinanza dell’altro è vista solo come un condividere il cammino e non come una reale possibilità di cambiare le cose.

La “coppia da manuale” è invece invasata di psicologia e di inchieste giornalistiche. Parlano e ragionano a slogan; “l’esperto” è la loro guida spirituale. Un’altra fotografia è quella della “coppia mani pulite”: ognuno cerca le colpe passate dell’altro per controllarlo meglio nella relazione tramite ricatti, quando è finito l’apparente idillio che non in realtà è mai stato fonte di complicità.

La diciassettesima fotografia è stata chiamata “coppia sacrificale”: i due rinunciano alla propria identità, vivono per i figli, ma in realtà nascondono un grande egoismo che non sanno nemmeno manifestare e imputano la propria impotenza all’altro, ma senza mai dirlo apertamente. Possono esplodere all’improvviso sconvolgendo l’ambiente attorno che ne aveva un’immagine positiva.

Tutt’altro contesto per la “coppia chiaro di luna”: si scambiano grandi promesse, grandi ideali, grandissima intimità che perdono appena escono da casa, assorbiti dalla quotidianità che vivono passivamente. Sono intellettuali perduti, ottimi consulenti per gli altri. Da fidanzati vivono nel futuro, da sposati nel ricordo di ieri!

La diciannovesima fotografia è la “coppia locomotiva”: sono il riferimento di tutti, grandi trascinatori che si dimenticano talvolta di se stessi, ma sono contenti lo stesso. Si concedono l’intimità quando “hanno sistemato tutti“ e non hanno situazioni stressanti a cui pensare. Possono essere felici e contenti solo quando hanno sotto controllo l’habitat esterno e non ci sono problemi da risolvere (ma se ne inventano sempre uno).

I due partner della “coppia giocattolo” sono belli a vedersi, ma vanno a pile ricaricabili; sono soggetti ad esaurimento di carica, per cui necessita ridare loro potenza con un intervento esterno, in quanto non hanno energie al proprio interno.

La ventunesima fotografia è stata chiamata “walkman”: una coppia dove entrambi ascoltano musica col walkman, separati dal mondo circostante e anche da se stessi e dal partner. Non si ascoltano, non si sentono, ma hanno una loro unità nel ballo ritmico che li accomuna (e pensano che questo sia sufficiente). Non sanno né ascoltano la stessa musica né perché stanno insieme. Hanno una superficialità che fa paura e si aspettano – quando hanno problemi – di avere subito la soluzione col farmaco ad hoc. Tendono comunque a scaricare le responsabilità sempre su qualcun altro (famiglia di origine, medici, ecc.).

Le coppie “a scrutinio segreto” sono de-responsabilizzate: tendono a delegare tutto, e considerano questo come un segno di fiducia nei confronti dell’altro (ma in realtà nascondono le proprie responsabilità), e a trovare il facile capro espiatorio su cui scaricare la colpa dell’errore se qualcosa non va. Il peso che l’altro subisce è all’inizio gratificante, ma poi comincia a creare ansie e drammi. Finiscono col provare un rancore coperto e segreto. Queste coppie tendono – come difesa alla sua unità – a delegare alle strutture sociali i doveri della famiglia e, quindi, a riversare all’esterno le proprie responsabilità.

La ventitreesima fotografia è stata chiamata “coppia week-end” : possono vivere bene solo nei week- end possibilmente fuori casa. Se vivono sotto lo stesso tetto, prima o poi scoppia il conflitto. Il lunedì vivono nell’attesa del sabato e il sabato sera vivono nell’attesa del lunedì (e della relativa autonomia che il lavoro gli permette). “Né con te né senza di te” potrebbe essere il loro slogan.

Nella “coppia telecamera” i due partner recitano in un film a trama variabile, ma dallo scontato finale. Non sono coppie distruttive, anzi molto socievoli. A volte perdono il filo dell’intreccio, ma esiste una buona alleanza, una buona disponibilità vicendevole, con una stima di base che li tiene uniti. Non amano trasmissioni registrate, ma sono appassionati dell’ imprevisto della diretta.

La venticinquesima fotografia è stata chiamata “codice civile” : è la coppia che si sente estranea anche a casa propria. Il non-proprietario dell’appartamento vive sempre come ospite; il proprietario teme di perdere la propria casa (nell’eventuale separazione) e tende a difenderla puntualizzando sempre i suoi prioritari diritti. Ho dato un settore specifico a questo tipo di coppia, ma purtroppo questo problema è presente in molte realtà (o fantasie) coniugali. Sono quegli individui che vedono “la separazione” come possibile pericolo, anche quando va tutto bene. Questo deriva soprattutto da esempi di esperienze negative attorno a sé (storie di amici, familiari): la prima conseguenza psichica è la paura dell’intimità perché il “lasciarsi andare” fa perdere potere nella relazione e indebolisce le difese se ci dovesse essere una rottura.

La ventiseiesima e ultima fotografia del nostro ideale “album” è stata chiamata “azienda”: una coppia che programma tutto, sia l’economia che i sentimenti; possono essere molto funzionali, ma sono i figli a mandarli in crisi con la loro imprevedibilità.

Come detto all’inizio, nell’articolo di 15 giorni fa, sono solo generiche fotografie che non possono delineare la complessità delle storie di vita che si incontrano; tuttavia ci possono dare una visione immediata di alcune realtà di questi ultimi anni.

27 marzo 2009

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