Le virtù cardinali, «ordinari attrezzi del vivere»
Nella chiesa di Santo Spirito in Sassia (foto), il convegno introdotto dal direttore di Avvenire Marco Tarquinio. Tra i relatori, il cardinale Sandri, che ha parlato della giustizia, «possibile, reale e praticabile» di R. S.
Dedicato alle quattro virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) l’incontro che si è svolto ieri, martedì 28 gennaio, nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, organizzato dall’associazione “Res magnae” e dalla fondazione “Giovanni Paolo II”. Dopo l’appuntamento del giugno scorso dedicato alle virtù teologali, un’iniziativa, introdotta dal direttore di Avvenire Marco Tarquinio, che ha riportato l’attenzione su alcuni valori fondanti del cristianesimo e sul modo di incarnarli nella quotidianità.
Dopo i saluti di Marco Italiano, presidente dell’associazione “Res magnae”, e di monsignor Luciano Giovannetti, presidente della Fondazione “Giovanni Paolo II”, Tarquinio ha introdotto le riflessioni dei cardinali Francesco Monterisi, arciprete emerito della basilica papale di San Paolo fuori le mura, Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito dell’arcidiocesi di Palermo, e Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, definendo le virtù cardinali «parole dal suono antico, esigenti e servizievoli: non corazze o camicie di forza, ma ordinari attrezzi del nostro mestiere di vivere».
Il cardinale Monterisi ha parlato della prudenza come di «una delle virtù meno praticate ai giorni nostri, perché richiede attendismo e riflessione, in una società che invece ama la velocità». E ha ricordato i numerosi inviti di Gesù alla prudenza contenuti nei Vangeli. Essere prudenti, ha continuato il porporato, «non significa cercare alibi per il mancato coraggio, ma è un modo per scongiurare l’irruenza propria delle persone irragionevoli». Al cardinale Sandri il compito di sottolineare l’aspirazione alla giustizia insita da sempre nell’animo umano, nonostante sembrino prevalere prepotenze e arbìtri. «La via della giustizia – ha evidenziato – non è solo possibile, ma reale e praticabile. Questa virtù però è insufficiente se non si accompagna alla misericordia, all’amore e alla carità».
Per il cardinale De Giorgi, la fortezza «ci viene in aiuto per resistere alle tentazioni, per vincere la paura e per sostenere le incomprensioni e le sofferenze». Infine, il cardinale Tauran si è soffermato sulla temperanza, «che assicura il dominio della volontà sui desideri, per cui è sinonimo di libertà, non di debolezza». Colui che dice sì a tutto, infatti, «mostra che nulla gli interessa veramente, tranne se stesso». E l’arcivescovo emerito di Palermo ha indicato anche la via che conduce a questa virtù: «Praticare la vita spirituale e usare consapevolmente la ragione».
29 gennaio 2014